Un anno di bici in città: 2359 chilometri

Giusto un anno fa (ottobre 2016) ho installato sulla mia vecchia city bike un contachilometri. Da allora ho percorso in città ben 2.359 chilometri. Una distanza equivalente ad andare e tornare da Bolzano a Leuca!

Ho cominciato ad usare la bici invece che l’auto o la moto a settembre del 2016 e devo dire che vinte le prime resistenze di pigrizia non ho più smesso. Freddo, pioggia o neve non mi hanno mai fermato. Ho imparato ad apprezzare quanto sia comodo il “motore muscolare” sia da un punto di vista di benessere fisico che di risparmio in termini di tempo e denaro.

Facendo due rapidi calcoli l’alternativa consideriamo che  questi 2.359 chilometri fatti li avrei fatti principalmente in moto ed in auto.

La mia moto (BMW R1100 RT) fa in ciclo urbano mediamente 13 km/l. Dunque 181 litri di benzina risparmiati. Al prezzo di 1,5 euro/litro siamo ad un risparmio stimato di 272 euro.

Considerando che non li avrei fatti tutto in moto ma anche in auto e che la mia auto in ciclo urbano fa ca. 10 km/l e considerando il prezzo inferiore del gasolio siamo comunque su quella cifra.

Volendo arrotondare per eccesso calcoliamo un risparmio di 300 euro di carburante senza considerare il risparmio del costo di esercizio di un mezzo (pneumatici, olio, freni, ecc.) per 2.357 km che farebbe lievitare notevolmente i 300 euro di solo carburante. Difficile stabilire il vero risparmio reale però è evidente che è decisamente notevole.

Il risparmio di emissioni di CO2 si attesta a ca. 240.




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Il risparmio di tempo è anche notevole. Al di là dello scontato risparmio a livello urbano del centro grazie alla buona rete di ciclabili a Bolzano anche in tragitti oltre i 5 km si risparmia tempo. Spesso mi capita infatti di recarmi in zona industriale per lavoro. Da casa sono mediamente 5 km e il tempo di percorrenza in bici è di ca. 15 minuti a prescindere dall’ora. In auto o moto il tempo è simile ma molto più subordinato alle condizioni di traffico soprattutto per l’auto.

Svantaggi? Inizialmente ho fatto notevole fatica a “sopportare” la poca osservanza delle basilari regole del codice stradale da parte degli altri ciclisti. Inosservanza di precedenze, semafori, sensi unici. Ho visto (e vedo costantemente) situazioni che in ambito stradale equivarrebbero al ritiro immediato della patente. Con il mio carattere non è stato facile far finta di non vedere per non farsi avvelenare la giornata sin dal primo mattino.

Altro svantaggio il difficile rapporto con i pedoni soprattutto turisti nel centro storico. Gran parte del centro di Bolzano è ciclabile e pedonabile. Negli ultimi tempi sempre più si trovano capannelli di turisti con tanto di guida (e ombrellino) che bloccano il passaggio noncuranti che in città c’è anche gente che vive e lavora. Comprensibile certo, ormai Bolzano è diventata meta turistica (!) ma spesso un intoppo circolatorio. Ultimamente per i tragitti nel centro storico preferisco muovermi a piedi proprio per evitare di fare slalom dato che comunque odio suonare il campanello per segnalare il passaggio. Sarebbe bene che venisse segnalato un po’ meglio il dualismo funzionale delle strade del centro storico.

Altra nota negativa urbana: da quando è stato limitato a livello di orari l’accesso dei mezzi a motore, specialmente corrieri, in centro, la mattina per accompagnare il bambino a scuola bisogna fare dei veri e propri slalom tra furgoni, auto, camion e mezzi di servizio.

Andare in bici ha anche dei lati divertenti. Superare le bici elettriche limitate a 25 km/h per esempio. Superare ciclisti con tutina e bici strafiga a 30 km/h sulla ciclabile lungo Isarco…con bambino sul seggiolino posteriore e soprattutto sulla mia vecchia city bike…da donna.

Già perché la protagonista di tutto ciò non è una city bike moderna ma una anziana (16 anni circa o forse più) bici da città che fa però il suo lavoro egregiamente. Del resto ammetto che in questi anni la ho usata veramente poco.

La domanda “perché una bici da donna?” può sorgere spontanea. La ho presa così volutamente perché tanti anni fa la usavo per portare in giro mia figlia sul seggiolino anteriore e trovavo molto più comodo la gestione del tutto (soprattutto salire e scendere) senza il tubo centrale. Stesso discorso per il seggiolino posteriore. Senza il tubo non devo passare la gamba dietro ma davanti per salire/scendere. :-)

Una colazione da Re – sana e naturale

Il vecchio detto popolare: “Una colazione da Re, un pranzo da Principe e una cena da povero” è un consiglio che ho preso proprio alla lettera nel mio percorso di rieducazione alimentare. Già perché fino a due anni fa le mie abitudini alimentari erano completamente sballate. Ho passato una vita tra diete fai da te, diete famose ma soprattutto sempre a dieta. Il mio peso è altalenato più volte tra i 60 e i 90 chili, perché ovviamente la dieta se non diventa abitudine alimentare finisce col fallire miseramente.
Così due anni fa mi sono finalmente deciso di rivolgermi ad una dietologa e dai miei due pasti quotidiani di circa 1.300 calorie in tutto (quando andava bene), sono passato a 5 pasti al giorno tra le 2.000 e le 2.200 calorie totali. Ovviamente ho cambiato anche stile di vita, mi muovo a piedi o in bici, vado 4 volte a settimana in palestra ma soprattutto cammino molto. Mangiando il doppio ho perso oltre 25 chili. L’ultimo passo è stato proprio quello di ribilanciare il carico calorico dei pasti in modo da concentrare il maggior apporto durante la giornata invece che alla sera come avveniva prima. “Una colazione da Re, un pranzo da Principe e una cena da povero” appunto.

La parte più difficile è stata proprio la colazione. Mai fatta in vita mia se non durante le vacanze oggi è il mio pasto principale. Me la sono inventata e personalizzata un po’ a modo mio cercando di bilanciare equamente tra carboidrati, zuccheri, proteine e grassi. Il tutto per circa 700/750 calorie (a seconda della frutta)…l’equivalente di due piatti di pasta.

Gli ingredienti sono semplici:

  • 120 grammi di yoghurt greco Fage 0% di grassi, 0 zuccheri aggiunti, ricco di proteine;
  • 100 grammi di fiocchi d’avena integrali Kölln (50 gr. della tipo blu con i fiocchi sbriciolati e 50 gr. di quello gialla con i fiocchi interi);
  • un po’ di succo di mirtillo naturale senza zuccheri aggiunti (io prendo il Sant’Orsola);
  • un po’ di acqua per far ammorbidire i fiocchi d’avena;
  • ca. 300 grammi di frutta fresca: fragole, uva, pesca, kiwi, uva fragola di solito mixata a coppie;
  • e letteralmente “dulcis in fundo” 25 grammi di cioccolato che equivale a un quarto di tavoletta da 100 grammi.

Ci vuole una scodella bella grande per farci stare tutto e soprattutto per mescolarlo. L’aggiunta di acqua e succo di mirtillo (che è anche uno smartfood*) serve soprattutto per rendere più morbidi i fiocchi di avena che, essendo integrali e senza niente aggiunto, non sanno di molto e sono tipo cartone. Così invece diventano molto piacevoli e croccanti. Altro che cereali Kellog’s…

Inizialmente ho fatto molta fatica ad abituarmi a una “botta” di calorie alla mattina ma ora non riesco a farne a meno. Mi devo svegliare anche una decina di minuti prima per preparare il tutto ma ne vale la pena, nulla a che vedere con le merendine! La cioccolata la ho aggiunta dopo il periodo pasquale per far fuori le numerose uova regalate al piccolo…che poi non mangia perché a lui piace aprirle per la sorpresa. Oggi non riesco a fare a meno e mi diletto a variare tra cioccolato al latte e cremino possibilmente il Venchi che è di ottima qualità e gusto. Il cioccolato fondente non si presta perché non è molto morbido e comunque il fondente lo preferisco assaporare lentamente e senza altri sapori.

Chi mi vede la prima volta fare questa colazione sgrana gli occhi stupito. Infatti va un po’ contro le abitudini italiane. Una buona e ricca colazione è invece abitudine di molti paesi al mondo. La colazione all’inglese prevede un ricco apporto calorico da cibi proteici e grassi mentre la “continentale” è ridotta in quantità e concentrata sugli zuccheri semplici. La mia è una combinazione più consona ai miei gusti, fermo restando l’elevato contenuto proteico dato particolarmente dallo yoghurt Fage 0%.
Ma non voglio star qui a fare il nutrizionista dell’ultima ora o il food blogger ma semplicemente dire che con me funziona e che mi trovo veramente bene. Alla mattina mi godo la mia bella – soprattutto sana e naturale – colazione con calma, leggendomi il giornale sull’iPad, un bel modo di iniziare la giornata…se penso che 5 anni fa sigaretta e caffé…un bel cambiamento. Difficile abituarsi anche ad una cena leggera soprattutto se per anni ha costituito il pasto principale della giornata. Ma anche qui questione di abitudine.
Nell’animazione sopra si vede il “making of” della mia colazione da Re, mentre nelle foto alcuni esempi di variazioni di frutta o “topping” che dir si voglia. La mia combinazione preferita è fragole, uva e cioccolato cremino.

  • i cibi smartfood sono cibi con particolari e dimostrate capacità di apportare benefici a linea e salute. Consiglio la lettura di questo libro: La dieta Smartfood

Via Vintola a Bolzano, la via che non c’è.

C’è l’isola che non c’è e noi bolzanini abbiamo la via che non c’è ovvero la “cosiddetta” Via Vintola.

Vero che qui da noi in Alto Adige Ettore Tolomei ha fatto grossi danni con la sua italianizzazione spaghetti e mandolino però questa è una cosa decisamente recente. Nulla di grave, sia ben inteso, questo post non è serio ma faceto.

Innanzitutto la via in realtà si chiama via Vintler (leggasi fintler) in onore di Niklaus Vintler, ricco esponente della Bolzano di fine 1300 e discendente della nobile famiglia di cavalieri Vintler. Più propriamente, visto che la via riporta solo il cognome Vintler la via è più genericamente dedicata alla famiglia.

Tuttavia se chiedete ad un bolzanino qualsiasi dove è l’anagrafe o dove riparano gli iPhone vi risponderà “in via Vintola“.

Dove nasce l’errore? Chi lo sa? Ma ormai è ben diffuso e consolidato. Buona parte di colpa deve averla il centro giovanile Vintola18 che ha fatto del termine Vintola e del relativo civico 18 il proprio nome. Sul loro sito l’indirizzo è la “fantomatica” via Vintola. Curiosamente però nella storia del sito una frase recita:

Il centro giovani Vintola18 è un’associazione che dal 1984 gestisce la struttura di via Vintler 18 a Bolzano ma già dagli anni ’60 la struttura e gli spazi erano un punto di riferimento per il centro città e luogo di incontro per le attività ricreative, sportive e religiose.

Anche la DGinformatics che ha la sede assistenza Apple in un negozio della via riporta Via Vintola come indirizzo.

Complice anche la dizione. Per un italiano dire “via fintler” suona strano soprattutto con quella V che si legge come una F. Viene sicuramente più spontaneo dire via Vintola.




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Google Maps curiosamente restituisce un risultato ricercando via Vintola ma in realtà non riporta alla via ma al suddetto centro giovanile che ha nella descrizione del luogo il termine via Vintola mentre correttamente Google riporta via Vintler come indirizzo.
Purtroppo questo fatto non aiuta a far capire che via Vintola non esiste.

Il centro giovanile via Vintola è in via Vintler…chiaro no? :-)

Tra qualche anno, se continua così, finirà che verrà proposto di italianizzare il nome, in quanto ormai consolidato nella tradizione! Dall’altra immagino anche che qualche politico proporrà un ripristino del nome corretto quantomeno per gli indirizzi ufficiali. :-D

Curioso come per un banale errore nascano poi le usanze. Ma curioso soprattutto come mai nessuno si sia chiesto chi fosse il Sig. Vintola o cosa sia una vintola.

Divertente anche il fatto che ben 137.000 risultati appaiano su Google per via Vintola e interessante anche osservare i diversi suggerimenti di ricerca di Google stesso che vengolo automaticamente generati in funzione delle ricerche che gli utenti fanno sul web, vedi immagine.

Nell’era delle fake news e delle bufale questo è un esempio di come a volte, senza volontà o colpe particolari, si generino malintesi destinati a perdurare.

Se siete arrivati fin qui a leggere e vi siete detti: beh, io la ho sempre chiamata via Vintola, benvenuti nel club! :-)

Traffico camion sull’autobrennero

Una mattina tornando da Bressanone in autostrada sono rimasto colpito dall’impressionante numero di camion che percorre l’autobrennero in entrambe le direzioni. Merci che vanno e che vengono con il meno ecologico dei mezzi. Prendendo il video dalla dashcam ho compresso il tragitto in un minuto.

Tutto fa pensare che il traffico e il conseguente inquinamento aumenterà per cui speriamo che con la realizzazione del BBT la situazione ambientale possa migliorare spostando il traffico da strada a rotaia.

Comunque il BBT è come un antidolorifico ovvero toglie il dolore ma non risolve le cause del male.

Forse è la società moderna che andrebbe ripensata, un po’ meno globalizzazione un po’ di più localizzazione…ma questa è un’altra storia.

Il “Da Merano Code” della casa col codice a barre 485562061007

La “Barcode house” (nome che ho dato io, in realtà non so come si chiami veramente) è un piccolo edificio sul cui lato è disegnato un enorme codice a barre. Si trova a Merano sulla passeggiata d’inverno subito dopo la Wandelhalle in prossimità del ponte pedonale che porta alla passeggiata d’estate attraversando il fiume Passirio.

barcode-house
Sul lato del disegno è incisa la seguente scritta: “Klasse 3A Wisslyz Meran 1998“. Wisslyz sta per Wissenschaftliches Lyzeum Meran ovvero liceo scientifico di Merano. Cercando su Google si arriva al Realmymnasium “Albert Einstein” Merano (http://www.rg-me.it) che è appunto la scuola in questione.
Fin qui tutto chiaro a parte capire come mai è stata fatta questa opera. Il fatto curioso è che 10 anni fa ho fatto la stessa fotografia e il numero riportato sotto il codice a barre era diverso. 485563209758 nel 2006, 485562061007 nel 2016. Perché i due numeri sono diversi? Dan Brown potrebbe inventarsi una interessante soluzione ricollegando il tutto magari a qualche codice nascosto o qualche intrigo massonico.
Più semplicemente basterebbe che inviassi una email alla scuola per togliermi la curiosità, ma nel frattempo lascio che il “Da Merano Code” stimoli la mia fantasia e chissà fra 10 anni farò un’altra foto con un codice forse diverso! :-)

Un vecchio lampione dimenticato

Ultimamente io e mia moglie stiamo facendo lunghe passeggiate per Bolzano durante la pausa pranzo. Passeggiando così senza una meta si notano particolari che normalmente passano inosservati. L’altro giorno in via Talvera all’incrocio con via Cassa di Risparmio ho notato letteralmente affogato in un muro quello che inizialmente mi è sembrato un paracarro. Bene in vista una scritta “GANZ & COMP. BUDAPEST”.

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Cercando su Google scopro che la ditta ungherese Ganz, tuttora esistente, è uno storico produttore di macchine a vapore, treni, navi e molto altro.

Pioniere nel settore dell’elettrotecnica come risulta anche da Wikipedia.

La ditta diventa Ganz & Comp. nel 1911 come risulta da questo schema qui.

In quegli anni nascevano i primi sistemi di illuminazione elettrica stradale.

L’idea che fosse un lampione è venuta grazie a svariati suggerimenti di amici dopo aver postato la foto su Facebook.

In effetti mettendo insieme i vari elementi è ragionevole pensare che sia un vecchio lampione risalente ad inizio secolo.




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Guardando altri lampioni presenti nelle vicine passegiate del Talvera noto che evidentemente era usanza incidere sul lampione il nome della ditta o fonderia.

(dato che essendo di Bolzano l’argomento scotta sempre, il fascio sul lampione fotografato è lì per caso, volevo riprendere la base e la scritta sotto, non cercate altri significati, grazie)

Si tratta dunque di un lampione in ghisa fuso o commissionato dalla ditta Ganz & Comp. di Budapest agli inizi del secolo, sicuramnete dopo il 1911.

Rimane da capire:

Perché un unico pezzo di lampione è rimasto affogato in un muretto di contenimento di una proprietà privata?

Quali interessi commerciali ha avuto la ditta Ganz con Bolzano?

Ci vorrà tempo ma spero di scoprire prima o poi la storia del lampione!