Omaggio a Dario Sala l’inventore del DAS

Chi non ha mai giocato con il DAS? Un mito della generazione dei bambini dagli anni 60 in poi.

Forse pochi sanno che il nome della più famosa pasta da modellare, il DAS, deriva dal nome del suo inventore DArio Sala e forse ancora meno sanno che vendette nel 1962 il brevetto per pochi spiccioli. Morto nel 2005 alla veneranda età di 93 anni è stato antiquario e poeta, chansonnier e scrittore, reduce e pacifista.

Chi ha poesia nel cuore, ha il cielo nell’anima ed è l’uomo più ricco del mondo. (Dario Sala)

Chissà come sarebbe stata la sua vita se invece di accontentarsi di una tantum subito avesse optato per una percentuale sulle vendite? Sicuramente non avrebbe mai immaginato che il DAS avrebbe avuto un così grande successo. Ma non sempre i geni possono essere anche uomini d’affari. Come biasimarlo?

D’altra parte bisogna dire che la sua invenzione, il suo nome e lui stesso rimarranno nella storia. Nella vita puoi accumulare quanti soldi vuoi ma la fine arriva per tutti e poi cosa resta? Il ricordo, il ricordo di un uomo speciale che merita di essere ricordato per ciò che ha inventato.

Dario Sala l'inventore del DAS

Nella foto sopra Dario Sala in centro. A destra i miei genitori. Io sono il piccolo con la pistola. Le altre persone sono una famiglia svizzera.

All’età di 4 anni, nel 1970,  al mare a Riccione con i miei genitori ho conosciuto Dario Sala. Non mi ricordo ovviamente quasi nulla ma ho un suo oggetto molto prezioso.

Una sua opera fatta con il DAS davanti ai mei occhi. Nelle nebbie dei ricordi mi pare di ricordare mentre la faceva. I lineamenti li ha tracciati utilizzando il cerino che poi ha fatto diventare una sigaretta pendente in bocca a quel viso oblungo, quasi un Moai dell’isola di Pasqua. Dietro la sua firma generata con piccoli buchi fatti con lo stesso cerino.

Oggi il DAS esiste ancora, ho preso spunto per questo post dal fatto che mio figlio Giacomo deve portare a scuola una confezione di DAS.




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Oggi DAS lo produce la Fila mentre inizialmente era stato prodotto dalla Adica Pongo produttrice anche del Pongo e del Didò.

 

 

 

 

 

Grazie Sig. Sala per averci regalato il suo DAS e anche una lezione di vita.

 

Links ad articoli su Dario Sala reperiti in rete:

 

10.000 passi al giorno anzi di più, 5 milioni di passi in un anno.

Fare 10.000 passi al giorno è consigliato dai medici perché fa bene alla salute, dalla prevenzione delle malattie cardiovascolari al controllo del peso. Diciamo “almeno” 10.000 passi al giorno. Qui il mio resoconto di come sono arrivato a  fare 5.000.000 (5 milioni) di passi in un anno.

Premetto che sono sempre stato una persona piuttosto pigra. Auto, moto, ascensore. Poi due anni fa, allo scattare del 50esimo anno, è scattata la scintilla che mi ha fatto cambiare stile di vita. Dall’alimentazione all’uso della bici, come racconto in questo post, e soprattutto ho iniziato a camminare. Avendo casa e ufficio nello stesso palazzo mi trovavo a passare intere giornate senza muovermi. Così circa due anni fa io e mia moglie abbiamo cominciato ad andare a correre. Dai primi 200 metri di resistenza massima in qualche mese siamo arrivati a superare i 10 chilometri. Confesso che però entrambi odiamo la corsa così ci siamo iscritti in palestra. La palestra però da sola non basta e così abbiamo preso il gusto della camminata. Ci siamo dotati di un fitness tracker, il Garmin Vivoactive Hr nel mio caso, e abbiamo cominciato a tenere traccia delle nostre attività fisiche così come dell’alimentazione mediante la App MyfitnessPal.

Ora è passato un anno da quando ho acquistato il Garmin, orologio che tengo addosso giorno e notte. Le statistiche di un anno sono piuttosto interessanti.

L’obiettivo dei 10.000 passi giornalieri è abbondantemente superato. In media ca. 14.000 al giorno e in un anno ho totalizzato ben 5.000.000 di passi.

Interessanti anche le statatistiche fornite da Garmin Connect relative alle medie degli altri utenti. Come si vede sono decisamente sopra la media rispetto ad altri utenti.

Muoversi a piedi e fare le scale sempre a piedi fa bene. All’inizio può sembrare faticoso ma poi si prende la mano o meglio “il piede” e viene istintivo. Dopo aver fatto due passi a metà mattina e metà pomeriggio riprendo il lavoro decisamente più rilassato.  Spesso faccio due passi anche durante la pausa pranzo e/o la sera.

Camminare è rilassante, terapeutico e soprattutto non costa nulla. Oggi è diventato una necessità. Sento proprio il bisogno di muovermi e di camminare.




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Ai passi quotidiani si aggiungono quelli del week-end. Nei fine settimana infatti io e la mia famiglia andiamo quasi sempre a fare escursioni in montagna, come documentato anche dalle mie numerose gallerie fotografiche e resoconti di escursioni.

Sempre considerando un anno nel periodo ottobre 16 – ottobre 17 in tutto abbiamo fatto 33 escursioni, quasi una a settimana, per un totale di quasi 300 km, 10 mila metri di dislivello e quasi 100 ore di tempo. Qui sotto le statistiche sempre da Garmin Connect.

Per finire le sessioni di palestra che ammontano a 196 per un totale di 238 ore.

Non scrivo tutto questo per vantarmi ma per dimostrare che anche un pigro e sedentario programmatore come me, con un minimo sforzo, può cambiare stile di vita.

Il bello poi di tutto ciò è che sì, sto meglio fisicamente, mangio il doppio di quanto mangiavo prima e dulcis in fundo ho perso quasi 30 kg senza essere a dieta! ;-)

 

©photo header by Sandro Rizzetto

Diagnosi ADHD in Alto Adige, negli effetti le vere cause

Ritorno sull’argomento dei bambini iperattivi e della diagnosi per la ADHD come già affrontato in questo mio post qui esattamente un mese fa. Consiglio di leggere prima quello prima di proseguire.

Oggi sul quotidiano locale Alto Adige un nuovo articolo sull’argomento che potete vedere in calce all’articolo.

In sintesi viene scritto che in Alto Adige vi è la percentuale più alta d’Italia di diagnosi di ADHD. Da una breve ricerca non mi risulta che il disturbo sia legato alla collocazione spaziale, tra il resto limitata poi al solo confine geografico. Mi viene più da pensare che sia invece legata al modo di analisiLeggendo l’articolo si capisce molto di più. Risulta infatti che l’Alto Adige ha una normativa che permette di avere un insegnante di sostegno per alcuni casi di ADHD.

Ora è facile trarre alcune deduzioni, personali ovviamente. Le stesse che avevo dedotto nella mia personale esperienza. Credo che quando una insegnante non riesce a gestire alcuni bambini in una classe, vuoi per un numero elevato di studenti, vuoi per incapacità della stessa, vuoi per altri motivi, faccia ricorso alla richiesta di accertamento finalizzato all’avere un insegnante di sostegno e di conseguenza un aiuto in più nella classe.

Il fine non è sostenere il bambino ma sostenere l’insegnante che non riesce a gestire la classe. La peculiarità della normativa che permette di richiedere un insegnante di sostegno in caso di ADHD va alla pari con l’aumento di percentuale di diagnosi di ADHD.




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L’effetto diventa causa!

Qui non si tratta di bambini iperattivi, come già sostenevo nel mio precedente articolo, si tratta di un errato sistema di valutazione e leggendo tra le righe di questo ultimo articolo si capisce molto bene. Abbastanza scontato che se fornisci agli insegnanti uno strumento che permetta loro di alleviare il loro compito lo useranno.

Questo a scapito dei bambini ovviamente. Un bambino con l’insegnante di sostegno verrà sempre bollato come “strano” e diverso e per lui la situazione non potrà che peggiorare.

Per come la vedo io chi gestisce questa situazione in provincia di Bolzano sta sbagliando strada completamente puntando sulla “generalizzazione e massificazione del problema” e sono certo che la questione non finirà qui.

 

Un anno di bici in città: 2359 chilometri

Giusto un anno fa (ottobre 2016) ho installato sulla mia vecchia city bike un contachilometri. Da allora ho percorso in città ben 2.359 chilometri. Una distanza equivalente ad andare e tornare da Bolzano a Leuca!

Ho cominciato ad usare la bici invece che l’auto o la moto a settembre del 2016 e devo dire che vinte le prime resistenze di pigrizia non ho più smesso. Freddo, pioggia o neve non mi hanno mai fermato. Ho imparato ad apprezzare quanto sia comodo il “motore muscolare” sia da un punto di vista di benessere fisico che di risparmio in termini di tempo e denaro.

Facendo due rapidi calcoli l’alternativa consideriamo che  questi 2.359 chilometri fatti li avrei fatti principalmente in moto ed in auto.

La mia moto (BMW R1100 RT) fa in ciclo urbano mediamente 13 km/l. Dunque 181 litri di benzina risparmiati. Al prezzo di 1,5 euro/litro siamo ad un risparmio stimato di 272 euro.

Considerando che non li avrei fatti tutto in moto ma anche in auto e che la mia auto in ciclo urbano fa ca. 10 km/l e considerando il prezzo inferiore del gasolio siamo comunque su quella cifra.

Volendo arrotondare per eccesso calcoliamo un risparmio di 300 euro di carburante senza considerare il risparmio del costo di esercizio di un mezzo (pneumatici, olio, freni, ecc.) per 2.357 km che farebbe lievitare notevolmente i 300 euro di solo carburante. Difficile stabilire il vero risparmio reale però è evidente che è decisamente notevole.

Il risparmio di emissioni di CO2 si attesta a ca. 240.

Il risparmio di tempo è anche notevole. Al di là dello scontato risparmio a livello urbano del centro grazie alla buona rete di ciclabili a Bolzano anche in tragitti oltre i 5 km si risparmia tempo. Spesso mi capita infatti di recarmi in zona industriale per lavoro. Da casa sono mediamente 5 km e il tempo di percorrenza in bici è di ca. 15 minuti a prescindere dall’ora. In auto o moto il tempo è simile ma molto più subordinato alle condizioni di traffico soprattutto per l’auto.

Svantaggi? Inizialmente ho fatto notevole fatica a “sopportare” la poca osservanza delle basilari regole del codice stradale da parte degli altri ciclisti. Inosservanza di precedenze, semafori, sensi unici. Ho visto (e vedo costantemente) situazioni che in ambito stradale equivarrebbero al ritiro immediato della patente. Con il mio carattere non è stato facile far finta di non vedere per non farsi avvelenare la giornata sin dal primo mattino.

Altro svantaggio il difficile rapporto con i pedoni soprattutto turisti nel centro storico. Gran parte del centro di Bolzano è ciclabile e pedonabile. Negli ultimi tempi sempre più si trovano capannelli di turisti con tanto di guida (e ombrellino) che bloccano il passaggio noncuranti che in città c’è anche gente che vive e lavora. Comprensibile certo, ormai Bolzano è diventata meta turistica (!) ma spesso un intoppo circolatorio. Ultimamente per i tragitti nel centro storico preferisco muovermi a piedi proprio per evitare di fare slalom dato che comunque odio suonare il campanello per segnalare il passaggio. Sarebbe bene che venisse segnalato un po’ meglio il dualismo funzionale delle strade del centro storico.

Altra nota negativa urbana: da quando è stato limitato a livello di orari l’accesso dei mezzi a motore, specialmente corrieri, in centro, la mattina per accompagnare il bambino a scuola bisogna fare dei veri e propri slalom tra furgoni, auto, camion e mezzi di servizio.

Andare in bici ha anche dei lati divertenti. Superare le bici elettriche limitate a 25 km/h per esempio. Superare ciclisti con tutina e bici strafiga a 30 km/h sulla ciclabile lungo Isarco…con bambino sul seggiolino posteriore e soprattutto sulla mia vecchia city bike…da donna.

Già perché la protagonista di tutto ciò non è una city bike moderna ma una anziana (16 anni circa o forse più) bici da città che fa però il suo lavoro egregiamente. Del resto ammetto che in questi anni la ho usata veramente poco.

La domanda “perché una bici da donna?” può sorgere spontanea. La ho presa così volutamente perché tanti anni fa la usavo per portare in giro mia figlia sul seggiolino anteriore e trovavo molto più comodo la gestione del tutto (soprattutto salire e scendere) senza il tubo centrale. Stesso discorso per il seggiolino posteriore. Senza il tubo non devo passare la gamba dietro ma davanti per salire/scendere. :-)

Dopo 18 anni ho – finalmente – disdetto l’abbonamento Sky

Non sono un grande amante della TV però quel poco che la guardo mi piace poter scegliere, poterla guardare quando e  dove voglio e non avere interruzioni pubblicitarie.  Il mio primo abbonamento risale all’allora Tele+. A suo tempo non c’era il digitale terrestre, non c’era lo streaming e l’offerta delle tv generaliste era alquanto scarsa per i miei gusti. Poi è arrivata Sky che ha assorbito Tele+ e Stream e fin qui ancora tutto bene.

Le mie esigenze del tempo erano guardare telefilm e film senza interruzioni pubblicitarie. Poi è arrivata la prima figlia e ho dovuto trovare il modo di “timeshiftare” la visione. Prova tu con un bambino piccolo a voler guardare qualcosa alle 21:00 e non poter interrompere.

MySky ancora non c’era e così ho preso un videoregistratore Panasonic DVD-RAM, un disco ottico in cartuccia con il quale registravo i programmi o usavo la funzione Timeshift con la pausa, ecc.

Qualche tempo dopo è uscito il modello con HD, ovviamente molto più flessibile e comodo.

Infine è arrivato MySky HD vera rivoluzione per chi, come me, avendo bambini piccoli e mille altri impegni ha difficoltà ad una certa ora poter trovare il tempo per guardare qualcosa.

Nel frattempo le esigenze erano mutate, meno televisione e più tempo per altre cose così qualche anno fa ho disdetto da Sky il pacchetto Cinema considerando anche che l’offerta non era poi granché! Per quei pochi film che riuscivo a guardare conveniva il noleggio di film recenti piuttosto di aspettare che arrivassero su Sky. Ho mantenuto i canali di intrattenimento e quelli per bambini.

Poi è arrivato Netflix ed ha rivoluzionato un po’ tutto. La comodità dello streaming non ha uguali. Poter guardare su Tv, smartphone e tablet e alternare tra questi ha dei vantaggi impagabili. Niente attese dei tempi di download, streaming che si adatta alla banda disponibile, offerta buona di programmi soprattutto serie Tv e programmi per bambini. Netflix è stata una vera scoperta.

Nel frattempo anche il digitale terrestre ha ampliato una scelta di canali free prima assente.

Ho cominciato a vedere Sky come qualcosa di “vecchio” in confronto alle nuove piattaforme. Poi non ho mai sopportato il modo con cui trattano i clienti. Contratti annuali, assistenza a pagamento, aumenti continui a fronte di una offerta non adeguata al costo per non parlare delle opzioni a pagamento. Il fatto di dover pagare per mettere in pausa su tablet è assurdo quanto stupido in quanto il cliente si sente preso in giro.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il passaggio dal canone mensile alle quattro settimane. Inventarsi una tredicesima mensilità posso anche capire che sia anche più equo in termini di fatturazione ma non dovrebbe però combaciare con un aumento del prezzo.

Così la disdetta, con un po’ di rammarico nostalgico ma senza nessun rimpianto.

Netflix rulez e il nuovo Sky Q sarà certamente rivoluzionario ma dubito che i costi siano proporzionati all’offerta per lo meno per le mie esigenze.

Devo ammettere che queste ultime sono radicalmente cambiate. Oggi come oggi riesco a guardare uno o forse due telefilm a settimana davanti alla TV. Le serate le passo a sistemare le mie fotografie. Netflix lo guardo (sarebbe meglio dire ascolto) molto in palestra per farmela passare dato che quest’ultima mi fa certamente bene ma mi annoia mortalmente…oltre che a sfiancarmi. La possibilità di fare il download di Netflix è molto comoda. In questo periodo sto “netflixando” tutte le serie di Star Trek. :-)

Oggi con Netflix soddisfo pienamente la mia “poca” esigenza di televisione e per i programmi soporiferi, quelli che conciliano il pisolino (ormai raro), c’è il digitale terrestre.

Così si è compiuto lo Sky-fall!

Spegnimento di un server CMS dopo 17 anni

Data e ora del decesso: lunedì 16 ottobre 2017 ore 11:58.

Ho spento definitivamente, dopo 17 anni di servizio, un web server che pilotava il mio CMS basato su Filemaker Pro. Per l’epoca una soluzione innovativa.

Un client Filemaker pro 5 che, utilizzando il linguaggio CDML (Claris Dynamic Markup Language 1998-2004) pilotava un CMS costruito da me e tutti i siti web dei miei clienti di allora…fino ad oggi.

Dal 2004 Filemaker ha abbandonato il CDML per passare ad altri linguaggi non proprietari  e così anche io ho aggiornato le mie soluzioni. Alcune utilizzando CMS open source come Joomla o altro, altre passando al nuovo Filemaker Server e le php API.

Dei tre server Filemaker che avevo nella mia sala server, oggi ne è rimasto solo uno (quest’ultimo vivo e vegeto e aggiornato). L’ultimo ad andarsene (cioè quello di oggi) era anche il primo, quello di 17 anni fa. Fisicamente non esisteva più perché virtualizzato su un NAS, ma il software erano quelle di allora.

All’inizio girava su un client Mac, poi su Windows XP. Di hardware ne ha visti almeno 4 diversi in questi 17 anni.

Fa un po’ di tenerezza vederlo ora eppure all’epoca era qualcosa di molto avanti. Il mio CMS basato su Filemaker pilotava anche siti costruiti in (allora Macromedia) Flash.

Gli ultimi due siti rimasti hanno funzionato senza problemi fino all’ultimo. Uno è stato rifatto completamente, l’altro definitivamente spento.

Per la velocità del settore informatico 17 anni sono veramente tanti e questo post funge un po’ da ricordo.

 

ADHD e le richieste di accertamenti precoci ai bambini (presunti) iperattivi

In risposta ad un articolo sul giornale Alto Adige del 25 settembre 2017 ho mandato questa lettera che segue al giornale che poi è stata pubblicata.

L’articolo, una intervista a Vincenzo Gullotta, trattava delle numerose richieste di accertamenti che vengono effettuate presso il servizio psicologico della provincia di Bolzano.

Spett.le Direttore,
leggo con amara tristezza e molti punti interrogativi l’articolo sui bambini iperattivi pubblicato sul vostro quotidiano ieri.
Partiamo dal punto dove si parla del come si fa a capire di avere un figlio iperattivo. Cito testualmente: “Alla facilità a distrarsi, a capacità ridotte o modeste nell’eseguire ciò che viene loro richiesto e difficoltà nel seguire un discorso. Altrettanto frequente è l’interruzione di attività iniziate o la tendenza ad evitare attività che richiedono un particolare sforzo cognitivo. Bisogna prestare particolare attenzione all’incapacità di stare fermi e all’attività motoria non adeguata all’età […]” Credo che questo sia il normale “quadro” di un bambino che cresce. In quelle parole generiche ognuno potrà riconoscere sicuramente qualche atteggiamento del proprio figlio. Forse è l’inadeguatezza di chi sta dall’altra parte (leggi genitori prima e insegnanti poi) che andrebbe messa sotto esame. Siamo sicuri che non ci troviamo di fronte ad un eccesso di “medicalizzazione” nei confronti di ciò che invece dovrebbe essere la normalità e che tutto ciò non sia appunto il frutto dell’incapacità dell’adulto a far fronte ad un cambiamento nel comportamento di chi cresce.
Quelli della mia generazione sono andati a scuola avendo rispetto ma anche paura dei propri insegnanti (e genitori). Chi osava mettersi contro il maestro o l’insegnante? Qualsiasi cosa detta da loro era legge, nessuno osava, neppure i nostri genitori, mettere anche lontanamente in dubbio ciò che dicevano loro. Oggi i tempi sono cambiati. Siamo passati da un atteggiamento passivo nei confronti di ciò che si impara ad un atteggiamento più dinamico e critico. Oggi tutto è in discussione. Nessuno può arrogarsi il diritto di avere verità assolute. Un giusto spirito critico dovrebbe essere la base per una solida cultura.
Mi domando: capacità ridotte del bambino nell’eseguire ciò che viene richiesto o capacità ridotte dell’insegnate ad ottenere ciò che dovrebbe essere in grado di fare? Normale che una attività venga interrotta se non è interessante…potessi farlo io! Evitare attività che richiedono un particolare sforzo cognitivo o nuovamente, attività non adeguate al bambino? Incapacità di stare fermi? O incapacità degli insegnanti di ottenere l’attenzione?
Quello che poi non viene scritto nell’articolo ma è una possibile reale conseguenza di tutto il discorso è la cura con gli psicofarmaci. Sì perché dietro le belle parole di “supporto psicologico” si sottintende proprio questo. Lo psicologo tratta i sintomi come il medico di base tratta i sintomi del raffreddore: una bella pastiglia e via, senza preoccuparsi delle cause.
Per come la vedo io ci troviamo di fronte ad un cambiamento generazionale e culturale importante. Chi soffre di più sono proprio gli insegnanti e forse molti di di loro non sono più in grado di far fronte a questi mutamenti ed ecco che il normale comportamento del bambino diventa “patologico” per poter ricorrere ad aiuti esterni. Ovviamente stesso discorso vale per i genitori, in prima fila con i mutati atteggiamenti. Ma mentre noi genitori di bambini da gestire abbiamo solo i nostri posso anche capire l’atteggiamento di un insegnante che si trovi a dover gestire più bambini non canonicamente “in riga”. Lo capisco ma non lo giustifico. Così come non giustifico questo eccesso di supporto psicologico ai bambini che si sta manifestando in questi ultimi tempi. Basti cercare anche sul web proprio queste parole chiave per trovare decine di articoli (e mica da siti fake news ma dal Corriere, Sole24Ore, Repubblica, ecc.) che trattano proprio di questo argomento perché le statistiche parlano chiaro. Negli ultimi anni è diventato un fenomeno quello di rivolgersi al supporto psicologico. Trasformare un normale comportamento, perché incapaci di gestirlo, in una malattia è un modo per sfuggire alle proprie responsabilità, di genitori prima e di insegnanti poi. Giù le mani dai bambini. Il supporto psicologico dovrebbe essere dato ai grandi non ai bambini.

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