Se non capisci l’arte…

A dicembre Bolzano, grazie al mercatino di Natale, si trasforma in città “parco divertimenti” e si riempie di turisti di ogni dove e tipo. Nulla di male per carità, per un mese viviamo anche noi bolzanini ciò che molte città provano costantemente. E’ facile imbattersi in simpatiche scene come il turista in completo doposci e immancabili Moon Boot in piazzaWalther con il sole  e 19 gradi!

Stamane ho però assistito ad una scena degna di essere ricordata. Ore 7:30 sto portando Giacomo a scuola. Tre turisti con parlata del nord Italia sono fermi in mezzo alla strada dietro casa in contemplazione di una presunta opera d’arte su un muro. Sento i commenti: “affascinante“, “che fantasia“, “chi è l’artista?“, “aspetta che leggo la targhetta“, “nella sua semplicità colpisce“, “che accostamento di colori“, “sembra una mano tesa“, “no sembra un cervo” ecc.

Incuriosito mi volto e ammiro a mia volta l'”opera d’arte”…caspita, mi dico, così tanta beltà dietro casa e non me ne sono mai accorto. Al ritorno, scatto la foto sottostante e leggo pure la targhetta…che indica un tale “idrante”.

Ammiro e rientro…meditabondo sull’arte e i suoi misteri!

Dona 7, 9, 10 euro al mese. Una forma riprovevole di pubblicità.

Ultimamente in televisione c’è una e vera e propria corsa alle raccolte fondi. Dona 7 euro al mese rilanciato da 9 euro al mese fino ai 10 euro al mese.

In soldoni si tratta di vere e proprie donazioni in abbonamento, si sa quando si inizia ma non quando si finisce. Le associazioni che pubblicizzano queste campagne in TV sono numerose: Save The Children, Telethon, Sightsavers, eccetera eccetera.

Il format dello spot è praticamente uguale per tutti, dalle immagini al testo. Viene mostrato un bambino in condizioni precarie e una voce gioca sull’emozionalità dello spettatore invitandolo a donare 9 euro al mese.

Io  credo (o meglio voglio credere) che la maggior parte di queste associazioni sia animato da un vero spirito umanitario ma sono molte le domande che mi pongo.

Innanzitutto è giusto sfruttare l’immagine del bambino? Non è essa stessa una forma di violenza?

Inseriti tra uno spot di un biscotto e di un programma televisivo questi messaggi a mio avviso diventano “sterili”. Ormai siamo abituati a non credere più al messaggio pubblicitario. Sappiamo che è finzione, fiction. Non è Banderas che prepara i biscotti e non esiste nessun mulino di color bianco. Gli zombi sono pura fantasia, eccetera, eccetera.

Mi rendo conto che più passano questi spot più il mio grado di indifferenza aumenta. Le prime volte mi sono anche detto che si in effetti per meno di qualche caffè al mese si potrebbe anche aiutare chi ne ha bisogno, ma poi il numero di associazioni con lo stesso messaggio si moltiplicano e allora da qualche caffè si passa ad una cena a settimana e molto più.

10 euro al mese per un anno sono 120 euro, moltiplicate per 3 associazioni sono 360, pur sempre “solo” un euro al giorno. Potrei permettermelo? Si sicuramente!

Ma poi in Tv oltre allo spot del povero Keyembe passa lo spot del bambino italiano povero che non ha soldi per permettersi i giochi come quelli (esagerati) di mio figlio. Allora giusto aiutare anche loro…sarebbe giusto aiutare tutti ma poi comincio a pormi delle domande alcune anche molto ciniche.

Mi domando perché in questi paesi dove le aspettative di vita di un bambino sono minime si continua a far figli? Che razza di genitori sono coloro che sapendo di non poterlo nutrire mettono al mondo un bambino? Non è che forse la presenza di queste organizzazioni umanitarie sia controproducente regalando false speranze?




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E per quanto riguarda le associazioni sulle malattie rare? Chi mi garantisce dove e come vengono spesi i soldi? Non dovrebbe essere forse lo Stato a investire nella ricerca dei problemi di salute?

Altre domande me le pongo per quanto riguarda le donazioni collegate alle calamità naturali. Chi riceve questi soldi? Gli stessi comuni che fino a ieri hanno permesso la costruzioni di edifici non a norma? Si sa da anni quel è la mappa di rischio dell’Italia, comodo ora cadere dalle nuvole e scaricare barile in una giungla burocratica di responsabili e non.

Mi rendo conto che sono ormai diventato insensibile a tutte queste forme di “mendicazione” fondi. Mi suscitano indifferenza. La stessa indifferenza che ho nei confronti dei personaggi di colore che incrocio più volte al giorno nello stesso posto che mi salutano con mano tesa. Perché mi saluti? Non te ne frega niente di salutarmi, vuoi solo soldi. Il tuo lavoro è stare lì tutto il giorno a raccogliere elemosina.

Così queste associazioni, blasonate o meno, si comportano allo stesso modo dei mendicanti. Vuoi commuovermi per avere dei soldi.

Ma io sono stufo e vi ignoro consapevolmente. Vi vedo, so che ci siete e volutamente vi ignoro.

Sono stanco di essere visto come un limone da spremere e sono stanco di dovermi sentire in colpa per non cadere nel tranello della colpevolizzazione emozionale mediatica.

Quello che però vorrei è una maggior correttezza di queste associazioni. Ho guardato i loro siti e non ho trovato nessuna traccia di come vengono usati i fondi. Per legge dovrebbe essere obbligatorio indicare in modo uniforme e standardizzato (similmente a come avviene per i gratta e vinci)  dove finiscono questi soldi. Se ti do 9 euro dove vanno? Che percentuale finisce in gestione e quanto realmente a chi ne ha bisogno.

Chi dona dovrebbe sapere esattamente dove finiscono i soldi e questo dovrebbe essere regolamentato per legge anche imponendo dei tetti massimi. In questo modo si ridurebbero anche i “furbi” che sicuramente approfittano di queste ondate di donazioni strappalacrime.

Ma evidentemente la cosa non finirà, anzi sarà destinata ad aumentare perché purtroppo la natura umana va ben oltre il mio nero cinismo.

Organizzazioni atte a far girare soldi e finanziarsi giocando sull’emozionalità.

Magari mi sbaglio…ma troppi sono i dubbi.

Ottica Fielmann a Bolzano: pessimo servizio e a seguire le scuse

Da qualche mese la catena tedesca di occhiali Fielmann ha aperto una filiale a Bolzano. Ultimamente ho problemi con la vista da vicino e così sono andato a fare una visita dall’oculista che mi ha prescritto degli occhiali a focale variabile da ufficio. Essendo molto scettico riguardo l’occhiale progressivo ho deciso di fare un test acquistando un occhiale low cost da Fielmann. 85 euro a fronte di oltre 300 di altri ottici della città.

Il primo impatto con Fielmann è stato piuttosto negativo, personale visibilmente poco preparato e addestrato a dire frasi fatte in maniera meccanica. Ho dovuto insistere per avere l’occhiale così come da prescrizione dell’oculista e non alternative di altro genere.

Tempi di attesa piuttosto lunghi dovuti alla numerosa affluenza di gente. Ma questo è comprensibile. Ritirati gli occhiali mi rendo subito conto, dopo varie prove e riprove, che non fanno per me. L’ottica progressiva mi impedisce di avere una visione geometricamente corretta del monitor e dal momento che ci lavoro di fronte tutto il giorno per me è impossibile usarli. Molto meglio senza seppur con qualche difficoltà. Così dopo due settimane di tentativi decido di tornare da Fielmann per capire se è un problema di lente, di prescrizione o altro.

Entro nel negozio alle 10 di un mercoledì mattina e spiego alla persona al banco il problema. Questo prende il mio nome lo segna il lista e mi prega di attendere. Dopo 20 minuti di attesa arriva il mio turno, rispiego il problema e l’addetta mi dice che devo parlare con gli addetti al service e che si liberano tra mezz’ora.

Mi domando: dato che ho detto le stesse cose al commesso all’entrata non poteva dirlo subito evitando di farmi perdere 20 minuti inutili???

Vabbè succede, mi dico. Chiedo all’addetta se va bene alle 11:00 sottolineando che non vorrei poi attendere ulteriormente altrimenti preferisco un altro momento. Mi rassicura e quindi me ne vado.

Puntuale come un orologio svizzero alle 10:59 varco la soglia. Rispiego all’addetto, come se non mi avesse mai visto, la storia e quindi attendo.

Si sussegono 5 minuti di discussione su chi possa servirmi, telefonate al piano di sotto, consultazioni un po’ sottovoce un po’ con tono normale. Si evince che delle 5 (si proprio 5) persone dietro al banco nessuno sia in grado di prendere una decisione o sappia cosa fare. Il tutto di fronte a me come se non esistessi!




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Delle tre persone dietro al banco una signora dice (in tedesco) ad un’altra (che intuisco sia una addetta al service) che ci sarebbe un service in italiano da fare. Quest’altra risponde “ungern” ovvero “poco volentieri“.

A questo punto chiedo se posso essere servito altrimenti me ne vado perché ho degli altri appuntamenti. Mi viene detto che devo attendere ancora. a quel punto mi stufo proprio perché ho preso un appuntamento e quantomeno pretendo che venga rispettato. Faccio inoltre notare che ho capito al discussione di cui sopra e domando quale sia il problema della addetta che “poco volentieri” non vuole servirmi? Questa cerca di biascicare qualche scusa, stupita del fatto che io avessi capito il discorso in oggetto…ci vedo un po’ male ma ci sento benissimo.

A questo punto prendo e me ne vado gettando gli occhiali nel bidone. Gesto indubbiamente plateale ma che riassume il concetto di spendere poco per avere meno, molto meno.

E poi non venite a parlarmi di servizio del negozio fisico, dei negozi del centro, ecc. ecc. Specifico, per concludere e a scanso di equivoci, che non credo che il “poco volentieri” fosse inteso per il fatto che io sia di madrelingua italiana ma proprio nel senso di “poca voglia di farlo in generale”.

E’ evidente che per tenere bassi i costi Fielmann assume personale poco qualificato, poco motivato e poco professionale.  Questo è confermato anche dalle numerose recensioni negative che ho trovato su diversi siti tedeschi.

Adios Fielmann, gerne “nie” wieder! (volentieri mai più)

UPDATE: qualche ora più tardi vengo contattato dal vice-direttore della filiale che, molto gentilmente, si scusa e mi propone o un incontro o la restituzione dei soldi dell’occhiale. Beh quantomeno un gesto di correttezza e professionalità.

UPDATE 2: a seguito della telefonata del vice direttore, Sig. Passaro, decido di tornare in negozio. Vengo servito e “quasi” riverito dallo stesso che con estrema gentilezza e cortesia mi accoglie e guida attraverso il cambio di occhiale anche con un nuovo esame della vista. Dopo pochissimi giorni arriva il nuovo occhiale e con mia estrema sorpresa mi viene rimborsato in toto il primo e regalato il secondo. Beh che dire? Se scuse dovevano essere direi che sono riuscite.
Non cancellerò questo post perché quello che è successo è successo ma grazie alla correttezza del Sig. Passaro la questione si è positivamente risolta.

Psychiatric Circus – la mia recensione

Definire cosa sia lo spettacolo Psychiatric Circus, a Bolzano dal 1 al 10 luglio, è alquanto difficile. Non volendo farmi influenzare prima non avevo letto nulla a riguardo se non un accostamento con American Horror Story. In realtà Psychiatric Cyrcus con il format americano non ha, per fortuna, nulla a che vedere e parlo da uno che ha visto tutte le puntate della serie. Psychiatric Circus è uno spettacolo multigenere e forse propio per quello mi è piaciuto e le due ore sono volate. Dallo spettacolo acrobatico circense, al cabaret, alla rappresentazione drammatica, al musical, allo strip show, al Cirque du Soleil, allo splatter e a molto altro si assiste durante lo spettacolo. A fare da filo conduttore il tema dell’insania mentale. Una sorta di Psychiatric Got Talent – ma qui talento ne abbiamo di quello vero e professionale. All’interno del tendone da circo ci troviamo infatti nel manicomio di Bergen e viviamo le storie degli ospiti che si concretizzano in piccoli one-man-show dei bravissimi artisti. Bravi a fare la loro parte e anche a recitarla con il “senno della follia“. Non è uno spettacolo perfetto, forse ha una debolezza nel legame delle singole storie. Ma forse però questo è voluto, come a significare la mancanza di un filo logico nella mente di un pazzo. Il pubblico viene coinvolto spesso, io stesso mi sono trovato nell'”assolo” della madre superiora, personaggio unico – considerando anche i quasi 60anni, che ci aveva intrattenuto sin fuori dal tendone. Gli attori escono dalla parte solo alla fine, prima e durante sono sempre nel loro “folle” personaggio. Arrivate prima e godetevi anche il pre-spettacolo, vedi sotto il video.

Era tempo che non mi divertivo/emozionavo/stupivo in questo modo. Bravi gli attori e bravi gli autori anzi bravissimi tutti.
Alla fine esci e cominci a riflettere su cosa sia e da cosa nasca la pazzia e che forse i pazzi non sono solo quelli rinchiusi. Alla fine qual’è il limite tra normalità e follia? Forse solo una questione di numeri, accettiamo come normale ciò che lo è per tanti ma ciò non significa che realmente lo sia.

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Mappa previsioni delle precipitazioni in Alto Adige

Il sempre ottimo e “vulcanico” servizio meteo della Provincia di Bolzano ha pubblicato una mappa animata che riporta la previsione della precipitazione nelle prossime 24 ore e viene aggiornata otto volte al giorno.

La mappa è inserita anche nella mia pagina meteo Alto Adige.


I dati derivano dal modello Cosmo-1 di MeteoSvizzera. Tale modello ha una risoluzione spaziale di 1.1 km.

Fonte: Ufficio Idrografico Provincia di Bolzano

Il meteo sbagliato? Spesso colpa dei simboli.

Si legge spesso di lamentele delle varie associazioni albergatori che lamentano danni causati da mancate prenotazioni a causa delle previsioni del tempo che si rivelano poi errate.

Per le previsioni locali in Alto Adige il riferimento migliore è il sito del dipartimento meteo (protezione civile/ufficio idrografico) della Provincia di Bolzano da cui anche la pagina meteo Bolzano Alto Adige del mio sito attinge.  Ho sempre diffidato di qualsiasi altro portale meteo nazionale (il Meteo, 3BMeteo, ecc.) perché sbagliano clamorosamente le previsioni locali, forse per via del particolare microclima della nostra regione.  Questo fino a quando non ho acquistato una stazione meteo Netatmo (qui di dati della mia stazione) la cui parte di previsoni meteo è curata dal sito Weather Pro di  Meteogroup. Ho scaricato poi anche la loro App. Con mio immenso stupore mi si è aperto un mondo nuovo. Previsioni molto accurate non solo sul breve periodo ma anche e soprattutto sulla giornata. Se dicono che alle 18 piove sicuramente pioverà con uno scarto minimo. Sono mesi che controllo e la percentuale di esattezza è altissima.

In occasione del ponte del 2 giugno è naturale pianificare il week-end anche in base alle previsioni del tempo che oggi a 3/4 giorni sono piuttosto accurate.

Stamane (1-6) un amico posta su Facebook la seguente immagine del meteo previsto nei prossimi giorni tratta sempre dall’ottimo servizio meteo provinciale.

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Lo stesso da un’altra persona:




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A guardare l’immagine le previsioni sono di pioggia per cui uno si mette l’anima in pace e pianifica di passare un ponte a netflixare.

Vado a controllare anche io le previsioni ed in effetti anche Weather Pro mi da le stesse icone. Solo che cliccandoci sopra appare il dettaglio del giorno dove si evince molto bene che le probabilità di pioggia sono basse e probabili la sera o la notte.

Di seguito i dettagli di Weather Pro dei giorni del ponte del 2 giugno:

Pertanto, a parte giovedì, il meteo non è affatto previsto brutto, anzi bello con temperature piacevoli e magari qualche temporale la sera. Tipico tempo alpino estivo. Ideale per escursioni, passeggiate, così come per fotografare, ecc.

Il problema delle previsioni generiche della giornata (come quelle del meteo provinciale) è che le icone tendono a trarre in inganno perchè dovendo raggruppare un intero giorno racchiudono la variabilità che va dal sole al nuovoloso alla pioggia. Solo scendendo nel dettaglio orario si riesce a capire bene l’andamento della giornata.

Forse andrebbe ripensata la simbologia del meteo diversificando le ore del giorno da quelle della notte. L’icona con il sole/nuvola/pioggia è un po’ troppo generica e chi la vede tende a prendere per buono più il simbolo negativo che quello positivo. Certamente anche un po’ meno di velocità nella lettura delle previsioni non guasterebbe, non per niente vengono indicate percentuali di probabilità e dati relativi alla quantità di precipitazione. Una improbabile pioggerellina di pochi minuti non può certo rovinare una giornata o una vacanza.
Da evitare poi i vari portali meteo nazionali o mondiali che tendenzialmente servono solo a raccogliere spazi pubblicitari e non forniscono un servizio valido.

Referendum Benko: voto NO!

Il progetto Benko prevede la creazione di un mega centro commerciale/residenziale nell’area di fronte alla stazione di Bolzano. In questi giorni (dal 29 marzo al 4 aprile) la cittadinanza è chiamata a votare per esprimere il proprio parere. Il progetto prevede, infatti, partecipazione privata e pubblica dato che coinvolge aree pubbliche e viabilità. Io sono assolutamente contrario e in questo post spiego i perché del mio NO.

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Innanzitutto il referendum è una vera beffa. Se vincono i SI verrà data via libera al progetto, se vincono i NO il tutto passerà nelle mani del prossimo consiglio comunale, dato che al momento Bolzano è commissariata. In poche parole i SI hanno doppie possibilità di vittoria o forse meglio dire che i NO ne hanno solo la metà.

Al voto sono chiamati non solo i cittadini di Bolzano ma anche i pendolari e i sedicenni. Gli ultimi ci possono anche stare ma i pendolari proprio non li capisco. Con tutto il rispetto ma la città è innanzitutto un luogo dove vivere per chi ci vive realmente. Il pendolare la vive in maniera diversa. Non si preoccupa di ciò che accade dopo che se ne è tornato nel suo idilliaco paesino di periferia. E’ ben noto che in Alto Adige, vuoi per il turismo, vuoi per altri motivi, i paesini limitrofi sono luoghi dove tutto è perfetto, fiori ovunque, ogni dettaglio è talmente curato da sembrar finto. Segni di degrado non ce ne sono…ancora. Molti hanno scelto di vivere in questi paesi proprio per questo motivo. Lavorano però in città e da quest’ultima vogliono tutto ciò che nel paesino non c’è. Negozi griffati e non, locali aperti fino a ora tarda, servizi di tutti i tipi a un due passi dal centro.  Non a caso la maggior parte degli uffici provinciali si trova dislocato proprio in centro. Questo è giustificato dal fatto che i servizi di trasporto pubblico fanno capo al centro. In poche parole di pendolari ce ne sono tantissimi e ovviamente il loro interesse può essere solo uno: avere una Bolzano che diventa sempre più centro commerciale. Per i pendolari, luoghi come Twenty e Centrum sono troppo distanti da raggiungere a piedi. Far votare loro non è un segno di rispetto verso chi in città lavora ma è una presa per il naso per chi in città ci vive. I pendolari che hanno richiesto di votare sono 3.148, e potrebbero fare la differenza.

Tralasciando gli aspetti assurdi del referendum vengo al progetto stesso. Benko è un imprenditore austriaco. Quest’uomo non è un un sammaritano è uno che vuol fare profitti. E’ evidente che il suo interesse è puramente economico. Tutto quello che gli interessa relativamente a Bolzano è finalizzato ai suoi interessi non certo a quelli dei cittadini. Non si può certo biasimarlo per questo. E’ il suo lavoro (leggi Wikipedia qui). Detto questo è ovvio che non ha nessun interesse nel fare qualcosa per la città e per i cittadini senza che dietro ci sia il suo fine principale. Solo questo motivo dovrebbe far dire NO GRAZIE alla commistione tra pubblico e privato del progetto Benko. Il pubblico poi è rappresentato dai politici e sappiamo bene quanto a questi freghi poco il bene comune. Gente come Benko sa essere riconoscente verso una politica a lui favorevole. Vuoi costruire il tuo progetto: fallo ma lascia stare tutto quello che c’è intorno. Inutile venire a parlare demagogicamente di riqualificazione!
Altra parola che sta riempiendo la bocca dei favorevoli: riqualificazione. Vero che l’area di fronte alla stazione è degradata. Il parco è alla mercé di extracomunitari e disadattati. I negozi su via Garibaldi fanno sembrare Bolzano un mercatino arabo. Ma il progetto Benko può davvero eliminare questo “problema” (il virgolettato è perché non ritengo sia tale). Non credo! Basti guardare l’area attigua al Palazzo 1 della Provincia. Di giorno simbolo “in giacca e cravatta” della Bolzano bene e perbenista, alla chiusura degli uffici la zona diventa luogo di incontro e di spaccio. I vasi di fiori si trasformano in nascondigli dove mettere le dosi di droga. Una sorta di casella postale dello spaccio. (Lo ho visto personalmente).

La statua del povero Re Laurino che domina la piazzetta ne vede di tutti i colori di giorno e di notte. Eppure quest’area è “riqualificata”. Ciononostante il degrado c’è comunque. Questo perché il degrado non lo puoi controllare, il degrado è la somma del luogo + opportunità + interessi. Il “business” della criminalità ha le sue esigenze e queste vengono soddisfatte da luoghi tipici come le adiacienze delle stazioni. Basti cercare “degrado zona stazione” su Google per capire che è un mal comune…e senza gaudio.

Bisogna anche distinguere tra degrado dato dalla criminalità e degrado dato da ciò che invece ci fa meno comodo vedere. Siamo sinceri, storciamo tutti il naso passando di fronte ad un negozio di extracomunitari. Ovvio che questi negozi spuntano nelle zone più degradate, questo per via dei prezzi di affitto bassi, ma non rappresentano un reale degrado, solo un fastidio. Eppure quei negozietti così “spiacevoli” diventano caratteristici e adorabili quando andiamo in vacanza e li troviamo nei loro paesi d’origine.

Tra il resto il progetto Benko non include il palazzo d’angolo dove sono rimasti i negozi gestiti da extracomunitari per cui, per la pace dei più, essi non spariranno.

L’altro fatto che viene visto come “degrado” è la povertà e l’emergenza umanitaria, ma questi sono problemi da risolvere non da nascondere!

Questo per dire che è la criminalità il problema da risolvere. Questo è risolvibile non certo con un centro commerciale!

Credere alle parole di chi sta dalla parte del progetto Benko è come credere che le merendine del Mulino Bianco facciano bene perché c’è scritto sopra “un mondo buono”.

Dalla parte del progetto Benko c’è una abile campagna marketing. Molto bello il pezzo scritto da Roberto Tubaro su Salto a questo proposito.

Campagna marketing che fa leva sulle classiche emozioni populiste, che però son quelle che ci fan comprare le poco salutari merendine e non solo quelle.

Io ho la brutta sensazione che i SI vinceranno e le conseguenze le pagheremo tutti nel tempo. I politici se ne laveranno le mani, diranno che c’era il referendum.

Il fronte del no è purtroppo disomogeneo e frammentario.

Buona parte è costituito da che ha interessi commerciali nel centro città che ha paura che il progetto Benko svaluti o riduca l’importanza dei negozi del centro storico. Forse sarà anche è vero ma il problema è relativo, il commercio ha i suoi rischi che non devono essere tutelati per legge. Vogliamo forse far chiudere Amazon per salvaguardare il commercio con margini stra-esosi dovuti a loro volta da affitti ancor più cari?
Il mondo del commercio cambia e cambierà costantemente e la capacità dell’imprenditore è quella di adeguarsi.

Lato non propriamente commerciale ci sono diverse azioni come welovebz o questo documento interessante a firma dell’Arch Scolari e altri, questo video su Vimeo e diverse altre attività che hanno raccolto l’interesse della cronaca locale in particolare sul quotidiano online Salto.
Bravo anche il preside del Classico, Pedevilla, che ha organizzato un dibattito a scuola per il fronte del no con l’Arch. Scolari. L’unico che abbia pensato che dato che votano i sedicenni sia anche giusto dare loro un punto di vista diverso dalle campagne marketing dei si.
Ottimo approfondimento da ascoltare, un po’ lungo ma vale la pena, quello di Lorenzo Vianini a Radio Vostok: qui.

Personalmente ritengo che sia un progetto sbagliato nel modo in cui è stato previsto. Abito in zona centro da quasi trent’anni e mi sento in dovere di dire la mia per cui voterò NO.

Bolzano non ha bisogno di un mastodontico centro commerciale, si potrebbe discutere anche su questi ultimi, nell’era del commercio online, ma qui c’è ancora molta strada da percorrere. L’interesse pubblico non dovrebbe, a mio avviso, essere mischiato con quello privato perché quest’ultimo avrà sempre la meglio a discapito nostro. A queste persone non interessa nulla di come sia vivibile una città, interessa solo guadagnare e incassare. Non che questo sia un male, ma lo diventa se avviene alle spalle degli interessi pubblici.

La “riqualificazione” della città dovrebbe essere prima mentale poi politica e soprattutto non bisognerebbe giocare agli slogan marketing con il bene di tutti.

Altro punto su cui batte la campagna pro-Benko è la “riqualificazione” dl Virgolo.  Il Virgolo, oggi come oggi, è in uno stato penoso, vedi mie foto qui, ma pensando un po’ oggettivamente non è che sia questo gran problema. Intorno a noi abbiamo centinaia di posti belli raggiungibili in pochi minuti, a cominciare dal Renon. Il Virgolo e la prospettatta annessa nuova funivia ci serve realmente? Mah diciamo che serve come scusa per gli imprenditori che hanno investito (guarda caso sempre Benko) nei ruderi sul Virgolo per far urbanizzare l’area in maniera decente a spese della collettività. Il progetto del Virgolo è un ulteriore esempio di come, facendo leva sull’emozionalità del passato che fu si vuole usare i soldi di tutti per un profitto di pochi. Il Virgolo non potrà mai diventare un luogo come una volta. Diventerà tutt’al più un elitario luogo carissimo con bar, ristorante. Un posto acchiappa turisti, per intenderci, ma poco per i bolzanini.

Voterò NO e spero vinca il NO e quindi alle prossime elezioni voterò pure un partito che starà dalla parte del NO.
Non parlo per partito preso o per ideologia politica ma per amore verso questa piccola e a volte stupida, città.