Dopo 18 anni ho – finalmente – disdetto l’abbonamento Sky

Non sono un grande amante della TV però quel poco che la guardo mi piace poter scegliere, poterla guardare quando e  dove voglio e non avere interruzioni pubblicitarie.  Il mio primo abbonamento risale all’allora Tele+. A suo tempo non c’era il digitale terrestre, non c’era lo streaming e l’offerta delle tv generaliste era alquanto scarsa per i miei gusti. Poi è arrivata Sky che ha assorbito Tele+ e Stream e fin qui ancora tutto bene.

Le mie esigenze del tempo erano guardare telefilm e film senza interruzioni pubblicitarie. Poi è arrivata la prima figlia e ho dovuto trovare il modo di “timeshiftare” la visione. Prova tu con un bambino piccolo a voler guardare qualcosa alle 21:00 e non poter interrompere.

MySky ancora non c’era e così ho preso un videoregistratore Panasonic DVD-RAM, un disco ottico in cartuccia con il quale registravo i programmi o usavo la funzione Timeshift con la pausa, ecc.

Qualche tempo dopo è uscito il modello con HD, ovviamente molto più flessibile e comodo.

Infine è arrivato MySky HD vera rivoluzione per chi, come me, avendo bambini piccoli e mille altri impegni ha difficoltà ad una certa ora poter trovare il tempo per guardare qualcosa.

Nel frattempo le esigenze erano mutate, meno televisione e più tempo per altre cose così qualche anno fa ho disdetto da Sky il pacchetto Cinema considerando anche che l’offerta non era poi granché! Per quei pochi film che riuscivo a guardare conveniva il noleggio di film recenti piuttosto di aspettare che arrivassero su Sky. Ho mantenuto i canali di intrattenimento e quelli per bambini.

Poi è arrivato Netflix ed ha rivoluzionato un po’ tutto. La comodità dello streaming non ha uguali. Poter guardare su Tv, smartphone e tablet e alternare tra questi ha dei vantaggi impagabili. Niente attese dei tempi di download, streaming che si adatta alla banda disponibile, offerta buona di programmi soprattutto serie Tv e programmi per bambini. Netflix è stata una vera scoperta.

Nel frattempo anche il digitale terrestre ha ampliato una scelta di canali free prima assente.




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Ho cominciato a vedere Sky come qualcosa di “vecchio” in confronto alle nuove piattaforme. Poi non ho mai sopportato il modo con cui trattano i clienti. Contratti annuali, assistenza a pagamento, aumenti continui a fronte di una offerta non adeguata al costo per non parlare delle opzioni a pagamento. Il fatto di dover pagare per mettere in pausa su tablet è assurdo quanto stupido in quanto il cliente si sente preso in giro.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il passaggio dal canone mensile alle quattro settimane. Inventarsi una tredicesima mensilità posso anche capire che sia anche più equo in termini di fatturazione ma non dovrebbe però combaciare con un aumento del prezzo.

Così la disdetta, con un po’ di rammarico nostalgico ma senza nessun rimpianto.

Netflix rulez e il nuovo Sky Q sarà certamente rivoluzionario ma dubito che i costi siano proporzionati all’offerta per lo meno per le mie esigenze.

Devo ammettere che queste ultimo sono radicalmente cambiate. Oggi come oggi riesco a guardare uno o forse due telefilm a settimana davanti alla TV. Le serate le passo a sistemare le mie fotografie. Netflix lo guardo (sarebbe meglio dire ascolto) molto in palestra per farmela passare dato che quest’ultima mi fa certamente bene ma mi annoia mortalmente…oltre che a sfiancarmi. La possibilità di fare il download di Netflix è molto comoda. In questo periodo sto “netflixando” tutte le serie di Star Trek. :-)

Oggi con Netflix soddisfo pienamente la mia “poca” esigenza di televisione e per i programmi soporiferi, quelli che conciliano il pisolino (ormai raro), c’è il digitale terrestre.

Così si è compiuto lo Sky-fall!

Spegnimento di un server CMS dopo 17 anni

Data e ora del decesso: lunedì 16 ottobre 2017 ore 11:58.

Ho spento definitivamente, dopo 17 anni di servizio, un web server che pilotava il mio CMS basato su Filemaker Pro. Per l’epoca una soluzione innovativa.

Un client Filemaker pro 5 che, utilizzando il linguaggio CDML (Claris Dynamic Markup Language 1998-2004) pilotava un CMS costruito da me e tutti i siti web dei miei clienti di allora…fino ad oggi.

Dal 2004 Filemaker ha abbandonato il CDML per passare ad altri linguaggi non proprietari  e così anche io ho aggiornato le mie soluzioni. Alcune utilizzando CMS open source come Joomla o altro, altre passando al nuovo Filemaker Server e le php API.




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Dei tre server Filemaker che avevo nella mia sala server, oggi ne è rimasto solo uno (quest’ultimo vivo e vegeto e aggiornato). L’ultimo ad andarsene (cioè quello di oggi) era anche il primo, quello di 17 anni fa. Fisicamente non esisteva più perché virtualizzato su un NAS, ma il software erano quelle di allora.

All’inizio girava su un client Mac, poi su Windows XP. Di hardware ne ha visti almeno 4 diversi in questi 17 anni.

Fa un po’ di tenerezza vederlo ora eppure all’epoca era qualcosa di molto avanti. Il mio CMS basato su Filemaker pilotava anche siti costruiti in (allora Macromedia) Flash.

Gli ultimi due siti rimasti hanno funzionato senza problemi fino all’ultimo. Uno è stato rifatto completamente, l’altro definitivamente spento.

Per la velocità del settore informatico 17 anni sono veramente tanti e questo post funge un po’ da ricordo.

 

ADHD e le richieste di accertamenti precoci ai bambini (presunti) iperattivi

In risposta ad un articolo sul giornale Alto Adige del 25 settembre 2017 ho mandato questa lettera che segue al giornale che poi è stata pubblicata.

L’articolo, una intervista a Vincenzo Gullotta, trattava delle numerose richieste di accertamenti che vengono effettuate presso il servizio psicologico della provincia di Bolzano.

Spett.le Direttore,
leggo con amara tristezza e molti punti interrogativi l’articolo sui bambini iperattivi pubblicato sul vostro quotidiano ieri.
Partiamo dal punto dove si parla del come si fa a capire di avere un figlio iperattivo. Cito testualmente: “Alla facilità a distrarsi, a capacità ridotte o modeste nell’eseguire ciò che viene loro richiesto e difficoltà nel seguire un discorso. Altrettanto frequente è l’interruzione di attività iniziate o la tendenza ad evitare attività che richiedono un particolare sforzo cognitivo. Bisogna prestare particolare attenzione all’incapacità di stare fermi e all’attività motoria non adeguata all’età […]” Credo che questo sia il normale “quadro” di un bambino che cresce. In quelle parole generiche ognuno potrà riconoscere sicuramente qualche atteggiamento del proprio figlio. Forse è l’inadeguatezza di chi sta dall’altra parte (leggi genitori prima e insegnanti poi) che andrebbe messa sotto esame. Siamo sicuri che non ci troviamo di fronte ad un eccesso di “medicalizzazione” nei confronti di ciò che invece dovrebbe essere la normalità e che tutto ciò non sia appunto il frutto dell’incapacità dell’adulto a far fronte ad un cambiamento nel comportamento di chi cresce.
Quelli della mia generazione sono andati a scuola avendo rispetto ma anche paura dei propri insegnanti (e genitori). Chi osava mettersi contro il maestro o l’insegnante? Qualsiasi cosa detta da loro era legge, nessuno osava, neppure i nostri genitori, mettere anche lontanamente in dubbio ciò che dicevano loro. Oggi i tempi sono cambiati. Siamo passati da un atteggiamento passivo nei confronti di ciò che si impara ad un atteggiamento più dinamico e critico. Oggi tutto è in discussione. Nessuno può arrogarsi il diritto di avere verità assolute. Un giusto spirito critico dovrebbe essere la base per una solida cultura.
Mi domando: capacità ridotte del bambino nell’eseguire ciò che viene richiesto o capacità ridotte dell’insegnate ad ottenere ciò che dovrebbe essere in grado di fare? Normale che una attività venga interrotta se non è interessante…potessi farlo io! Evitare attività che richiedono un particolare sforzo cognitivo o nuovamente, attività non adeguate al bambino? Incapacità di stare fermi? O incapacità degli insegnanti di ottenere l’attenzione?
Quello che poi non viene scritto nell’articolo ma è una possibile reale conseguenza di tutto il discorso è la cura con gli psicofarmaci. Sì perché dietro le belle parole di “supporto psicologico” si sottintende proprio questo. Lo psicologo tratta i sintomi come il medico di base tratta i sintomi del raffreddore: una bella pastiglia e via, senza preoccuparsi delle cause.
Per come la vedo io ci troviamo di fronte ad un cambiamento generazionale e culturale importante. Chi soffre di più sono proprio gli insegnanti e forse molti di di loro non sono più in grado di far fronte a questi mutamenti ed ecco che il normale comportamento del bambino diventa “patologico” per poter ricorrere ad aiuti esterni. Ovviamente stesso discorso vale per i genitori, in prima fila con i mutati atteggiamenti. Ma mentre noi genitori di bambini da gestire abbiamo solo i nostri posso anche capire l’atteggiamento di un insegnante che si trovi a dover gestire più bambini non canonicamente “in riga”. Lo capisco ma non lo giustifico. Così come non giustifico questo eccesso di supporto psicologico ai bambini che si sta manifestando in questi ultimi tempi. Basti cercare anche sul web proprio queste parole chiave per trovare decine di articoli (e mica da siti fake news ma dal Corriere, Sole24Ore, Repubblica, ecc.) che trattano proprio di questo argomento perché le statistiche parlano chiaro. Negli ultimi anni è diventato un fenomeno quello di rivolgersi al supporto psicologico. Trasformare un normale comportamento, perché incapaci di gestirlo, in una malattia è un modo per sfuggire alle proprie responsabilità, di genitori prima e di insegnanti poi. Giù le mani dai bambini. Il supporto psicologico dovrebbe essere dato ai grandi non ai bambini.

Psychiatric Cyrcus 2017 ritorna lo spettacolo dei pazzi o…

Ritorna in tourneè a Bolzano lo spettacolo Psychiatric Cyrcus che ho avuto modo di vedere lo scorso anno (vedi qui la mia personale recensione). Ammetto che quest’anno avevo deciso di non andare perché avendolo già visto pensavo fosse uguale. Ho scritto loro per capire se era così ma non si può certo pretendere di avere una risposta seria da un manicomio. In realtà avevo comunque deciso di andarci e devo dire che la mia decisione è stata ottima.

Difficile aggiungere qualcosa a quanto scritto lo scorso anno. Lo spettacolo 2017 è diverso, diverso il direttore, diversi gli “ospiti” e diversi anche alcuni numeri. La figura del direttore è forse meno “eccentrica” di quello dello scorso anno ma non meno folle.

L’atmosfera che si respira dal momento che si passa la soglia del tendone è sempre molto “calda“. Tra un popcorn e una bibita lo spettacolo inizia già all’ingresso.  Non sai mai cosa sta per succedere, guardi davanti ma forse sarebbe meglio girarsi alle proprie spalle per controllare chi ti potrebbe piombare addosso.

Una volta accomodati chi tra gli sfigati, chi tra gli asociali e via dicendo a seconda di quanto si paga (come nella vita del resto) non resta che accomodarsi e lasciarsi trasportare dagli eventi. Eventi che faranno sorprendere, ridere, riflettere, spaventare, eccitare e molto altro. Lo spettacolo è un susseguirsi di emozioni.

Può piacere per la bravura degli artisti, per il filo conduttore della storia, per la tensione ed il coinvolgimento che si vengono a creare e per molti altri motivi tutti da scoprire.

Sta di fatto che non si rimane delusi da Psychiatric Cyrcus. Qualcuno può storcere il naso perché a volte la “crudezza” è tale ma il “politically correct” non fa parte di questo gioco…se di gioco realmente si tratta.

Basti guardare il volto dei personaggi. Guardando loro negli occhi (avendone il coraggio) è difficile capire dove inizia l’attore e dove finisce l’artista e viceversa. La dissacrazione di Psychiatric Cyrcus è soprattutto dei ruoli. Ciò che veramente spiazza è questa alternanza tra finzione e realtà. Per i personaggi questo determina una bravura ancor maggiore perché un conto è fare l’acrobata, un conto è farlo mentre sei nella parte di un malato di mente.

E qui sorge spontanea la domanda: sono veramente degli attori oppure no? Ripensandoci mi rendo conto che in due spettacoli visti non ho mai visto loro uscire dalla parte, neppure negli interventi pre e dopo spettacolo. Non escono neppure a prendere gli applausi (con stupore e delusione del pubblico).

Se veramente la storia fosse diversa da quello che sembra?
Se in realtà l’arte fosse una forma di recupero di questi personaggi?

Guardando lo spettacolo vi assicuro che ogni dubbio è legittimo.

“Non è tutto ciò che vediamo, o ciò che ci sembra di vedere, soltanto un sogno dentro il sogno?”
Edgar Allan Poe

Ovviamente non posso che consigliare di andare a guardare lo spettacolo dal 27 Luglio al 13 agosto in Via A.Einstein a Bolzano e dal 17 al 20 agosto a Rovereto.




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Info qui: www.psychiatricircus.com

Numero Unico 133° Corso AUC Allievi Ufficiali di Complemento Aosta

Dal 4 ottobre del 1988 al 6 marzo 1989 mi sono imbarcato in una delle avventure più dure (quantomeno per il sottoscritto) e indimenticabili della mia vita: il corso allievi ufficiali alla Scuola Militare Alpina di Aosta ovvero la “SMALP“. 5 mesi di duro addestramento che sono sembrati una eternità tanto da portarne ancora oggi un ricordo vivo e importante. Oggi sembra quasi anacronistico parlarne ma “ai miei tempi” c’era il servizio di leva militare. Tra le varie opzioni c’era anche la possibilità di entrare come allievo Ufficiale di Complemento presso la Scuola Militare Alpina di Aosta.

Il mio corso è stato il 133° seconda compagnia con comandante l’allora Capitano Giorgio Braga.

A fine corso era tradizione redarre un fascicolo finale con ricordi e scritti vari sul corso, il Numero Unico. 112 pagine di ricordi per tutti coloro che c’erano. Nel 2017, dopo quasi 30 anni, mi sono deciso a digitalizzare le pagine e soprattutto a restaurarle dato che alcune presentavano dei problemi di stampa, al tempo col ciclostile, e alcune parti erano mancanti. Armato di pazienza e di Photoshop ho ricostruito le parti mancanti. Ho anche sostituito le immagini bianco e nero con le orginali a colori. Al tempo facevo parte della redazione – una delle tante scuse per imboscarsi :-).

Per motivi di privacy il pdf che ho creato è protetto da password e da un link riservato che volentieri fornirò esclusivamente agli ex allievi e ufficiali di questa avventura.

Dato che con molti i contatti sono persi scrivo questo post per lasciare una traccia digitale sui motori di ricerca in modo che se uno cerca il proprio nome possa trovare questo articolo e scaricarsi il numero unico.

Di seguito i nomi di tutti gli allievi AUC del 133° Corso della Scuola Militare Alpina di Aosta:

Agostini Silvio, Andreatta Gianpiero, Angheben Andrea, Anzivino Massimo, Baradello Giorgio, Bertocchi Massimo, Borgo Guido, Boria Michele, Cantoni Fabio, Caresana Alberto, Cattaneo Claudio, Cavinato Elvio, Cecchin Giuseppe, Ceriani Luca, Cernusco Enrico, Chiocchetti Marco, Ciavarella Luigi, Cimino Andrea, Corazza Luca, Corniani Francesco, Cunioli Siro, D’Andria Alberto, Della Rosa Bruno, Di Battista Tommaso, Di Cesare Mauro, Di Poggio Enrico, Donegà Walter, Erbisti Umberto, Fagnoni Paolo, Falcetta Vito, Ferrabino Gabriele, Ferracin Alberto, Fiorio Giulio, Frescura Nadir, Frigerio Maurizio, Garbi Bruno, Garino Giovanni, Garino Roberto, Geron Franco, Giachino Silvano, Giacomelli Marco, Giana Bruno, Gianesin Beni Luigi, Gioeni Pietro, Giordani Alessandro, Gisolo Enrico, Gola Giampaolo, Gozzo Luca, Guoli Marco, Haller Oswald, Lascialfari Sandro, Lazzaretto Giovanni, Licalsi Daniele, Lombardo Paolo, Longhin Marco, Magri Antonio, Mammarella Walter, Maran Mauro, Marcer Mauro, Marchese Giovanni, Mariani Stefano, Marin Rodolfo, Marzotto Stefano, Matteuzzi Andrea, Mazzaraco Paolo, Melilli Eugenio, Midena Riccardo, Minghetti Enrico, Monci Roberto, Montanari Paolo, Montoli Roberto, Nardi Michele, Necchi Vittorio, Nicolai Nicola, Noli Giovanni, Pagnini Francesco, Paludetti Alberto, Pan Giuseppe, Panighel Massimo, Piacentini Mauro, Pillon Loris, Ponga Stefano, Potecchi Gianluca, Pradella Michele, Regaiolli Ares, Roffi Fabrizio, Romelli Gianluca, Ronzani Siro, Rossi Ivano, Rota Vittorio, Rovea Giovanni, Sabbatini Sandro, Sacchet Paolo, Sala Filippo, Sandri Luca, Santerelli Enrico, Santomaso Giorgio, Santoro Alessandro, Scomazzon Paolo, Serravalle Fabrizio, Simeone Paolo, Soppelsa Ferrandi, Sorgato Carlo, Stefana Antonio, Storani Fabio, Tangolo Giancarlo, Tobaldini Romedio, Tognon Stefano, Tomadoni Alessandro, Tomasini Enrico, Tomio Massimo, Torri Romano, Trocino Maurizio, Turco Alessandro, Valenti Enrico, Valenti Lucio, Vella Bruno, Ventura Luigi, Venturi Paolo, Vicentini Fabio, Zerbi Guido, Zorzi Nino, Zucca Fabrizio

Questo invece l’elenco degli STEN:

Saccaro Ezio, Merlo Franco, Bertuletti Marco, Monti Claudio, Castioni Damiano, Prazzoli Pierluigi, Viscardi Enrico, Pellizzari Francesco, Mantovani Massimo.

e ovviamente il Capitano Braga Giorgio.

Senza però dimenticare i sottoufficiali:

Mori Roberto, De Santis Angelo, De Bernardinis Carlo, Rossignoli Rolando, Orel Boris, Maurizio Michele, Gallo Anselmo, Caruso Vincenzo, Bruzzi Paolo, Boschetti Gino, Nogara Alberto, Vivalda Marco.

Per avere il link e la password per scaricare il file scrivetemi a mail@walter.bz

Se qualcuno volesser essere rimosso da questo elenco basta scrivermi.

Se non capisci l’arte…

A dicembre Bolzano, grazie al mercatino di Natale, si trasforma in città “parco divertimenti” e si riempie di turisti di ogni dove e tipo. Nulla di male per carità, per un mese viviamo anche noi bolzanini ciò che molte città provano costantemente. E’ facile imbattersi in simpatiche scene come il turista in completo doposci e immancabili Moon Boot in piazzaWalther con il sole  e 19 gradi!

Stamane ho però assistito ad una scena degna di essere ricordata. Ore 7:30 sto portando Giacomo a scuola. Tre turisti con parlata del nord Italia sono fermi in mezzo alla strada dietro casa in contemplazione di una presunta opera d’arte su un muro. Sento i commenti: “affascinante“, “che fantasia“, “chi è l’artista?“, “aspetta che leggo la targhetta“, “nella sua semplicità colpisce“, “che accostamento di colori“, “sembra una mano tesa“, “no sembra un cervo” ecc.

Incuriosito mi volto e ammiro a mia volta l'”opera d’arte”…caspita, mi dico, così tanta beltà dietro casa e non me ne sono mai accorto. Al ritorno, scatto la foto sottostante e leggo pure la targhetta…che indica un tale “idrante”.

Ammiro e rientro…meditabondo sull’arte e i suoi misteri!

Dona 7, 9, 10 euro al mese. Una forma riprovevole di pubblicità.

Ultimamente in televisione c’è una e vera e propria corsa alle raccolte fondi. Dona 7 euro al mese rilanciato da 9 euro al mese fino ai 10 euro al mese.

In soldoni si tratta di vere e proprie donazioni in abbonamento, si sa quando si inizia ma non quando si finisce. Le associazioni che pubblicizzano queste campagne in TV sono numerose: Save The Children, Telethon, Sightsavers, eccetera eccetera.

Il format dello spot è praticamente uguale per tutti, dalle immagini al testo. Viene mostrato un bambino in condizioni precarie e una voce gioca sull’emozionalità dello spettatore invitandolo a donare 9 euro al mese.

Io  credo (o meglio voglio credere) che la maggior parte di queste associazioni sia animato da un vero spirito umanitario ma sono molte le domande che mi pongo.

Innanzitutto è giusto sfruttare l’immagine del bambino? Non è essa stessa una forma di violenza?

Inseriti tra uno spot di un biscotto e di un programma televisivo questi messaggi a mio avviso diventano “sterili”. Ormai siamo abituati a non credere più al messaggio pubblicitario. Sappiamo che è finzione, fiction. Non è Banderas che prepara i biscotti e non esiste nessun mulino di color bianco. Gli zombi sono pura fantasia, eccetera, eccetera.

Mi rendo conto che più passano questi spot più il mio grado di indifferenza aumenta. Le prime volte mi sono anche detto che si in effetti per meno di qualche caffè al mese si potrebbe anche aiutare chi ne ha bisogno, ma poi il numero di associazioni con lo stesso messaggio si moltiplicano e allora da qualche caffè si passa ad una cena a settimana e molto più.

10 euro al mese per un anno sono 120 euro, moltiplicate per 3 associazioni sono 360, pur sempre “solo” un euro al giorno. Potrei permettermelo? Si sicuramente!

Ma poi in Tv oltre allo spot del povero Keyembe passa lo spot del bambino italiano povero che non ha soldi per permettersi i giochi come quelli (esagerati) di mio figlio. Allora giusto aiutare anche loro…sarebbe giusto aiutare tutti ma poi comincio a pormi delle domande alcune anche molto ciniche.

Mi domando perché in questi paesi dove le aspettative di vita di un bambino sono minime si continua a far figli? Che razza di genitori sono coloro che sapendo di non poterlo nutrire mettono al mondo un bambino? Non è che forse la presenza di queste organizzazioni umanitarie sia controproducente regalando false speranze?

E per quanto riguarda le associazioni sulle malattie rare? Chi mi garantisce dove e come vengono spesi i soldi? Non dovrebbe essere forse lo Stato a investire nella ricerca dei problemi di salute?

Altre domande me le pongo per quanto riguarda le donazioni collegate alle calamità naturali. Chi riceve questi soldi? Gli stessi comuni che fino a ieri hanno permesso la costruzioni di edifici non a norma? Si sa da anni quel è la mappa di rischio dell’Italia, comodo ora cadere dalle nuvole e scaricare barile in una giungla burocratica di responsabili e non.

Mi rendo conto che sono ormai diventato insensibile a tutte queste forme di “mendicazione” fondi. Mi suscitano indifferenza. La stessa indifferenza che ho nei confronti dei personaggi di colore che incrocio più volte al giorno nello stesso posto che mi salutano con mano tesa. Perché mi saluti? Non te ne frega niente di salutarmi, vuoi solo soldi. Il tuo lavoro è stare lì tutto il giorno a raccogliere elemosina.

Così queste associazioni, blasonate o meno, si comportano allo stesso modo dei mendicanti. Vuoi commuovermi per avere dei soldi.

Ma io sono stufo e vi ignoro consapevolmente. Vi vedo, so che ci siete e volutamente vi ignoro.

Sono stanco di essere visto come un limone da spremere e sono stanco di dovermi sentire in colpa per non cadere nel tranello della colpevolizzazione emozionale mediatica.

Quello che però vorrei è una maggior correttezza di queste associazioni. Ho guardato i loro siti e non ho trovato nessuna traccia di come vengono usati i fondi. Per legge dovrebbe essere obbligatorio indicare in modo uniforme e standardizzato (similmente a come avviene per i gratta e vinci)  dove finiscono questi soldi. Se ti do 9 euro dove vanno? Che percentuale finisce in gestione e quanto realmente a chi ne ha bisogno.

Chi dona dovrebbe sapere esattamente dove finiscono i soldi e questo dovrebbe essere regolamentato per legge anche imponendo dei tetti massimi. In questo modo si ridurebbero anche i “furbi” che sicuramente approfittano di queste ondate di donazioni strappalacrime.

Ma evidentemente la cosa non finirà, anzi sarà destinata ad aumentare perché purtroppo la natura umana va ben oltre il mio nero cinismo.

Organizzazioni atte a far girare soldi e finanziarsi giocando sull’emozionalità.

Magari mi sbaglio…ma troppi sono i dubbi.