Fumetto: Colpo grosso a Tecno City

Insieme a Giacomo, mio figlio di 8 anni, abbiamo realizzato un fumetto con protagonisti i Lego. La scenografia è realizzata con componenti di vecchi PC, vedi qui le foto. La storia e l’ambientazione la ha curata interamente Giacomo mentre io mi sono occupato delle foto (ultima “fatica” del 2017) e mamma Alessandra ha sistemato i testi. Per il montaggio delle tavole ho usato il software Comic Life 2.

Kit formicaio domestico con formiche e regina

Quando tuo figlio scrive nella letterina di Babbo Natale che vorrebbe avere un formicaio il primo pensiero è: come gli è venuto in mente? Il secondo: dove lo trovo? Ovviamente su Amazon il non luogo pieno delle cose più impensabili come il “Kit formicaio domestico con formiche e regina“.

Considerando il costo abbordabile ho vinto il mio innato scetticismo e ho convinto Babbo Natale a mettere nel carrello! :-)

Dopo qualche giorno arriva dalla Spagna, il produttore è infatti la spagnola Anthouse, in una scatola anonima e senza tanti fronzoli il kit contenente tutto il necessario per allestire il formicaio. Unica nota negativa proprio la mancanza di un packaging decente. A parte questo il kit contiene la struttura in plexiglas dove inserire la sabbia fornita, la scatola che funge da mangiatoia, il tubo di collegamento, uno sciroppo proteico e ovviamente loro: le formiche. Stipate in una provetta con cibo e acqua la colonia di formiche con tanto di regina è pronta per abitare la nuova casa. Le formiche sono del genere Messor barbarus o formiche barbaresche. Si nutrono principalmente di cereali.

Il montaggio è abbastanza facile e le indicazioni sono piuttosto chiare. Le formiche, che inizialmente nella provetta sembrano poche, sono parecchie e iniziano da subito ad esplorare il nuovo habitat.

Ora è tutto da capire come e quanto mangiano e bevono…ci sarà da ridere.

Acquista qui il kit formicaio domestico:

I biscotti di pasta frolla – la ricetta di mio papà

I biscotti di pasta frolla sono un classico di tutto l’anno ed in particolare a Natale come biscottini natalizi. Questa ricetta è quella di mio padre, pasticciere a riposo. Gli ingredienti sono rigorosamente tradizionali ovvero farina 00, burro, fecola di patate, zucchero, uova, lievito, ecc. Tutti ingredienti che oggi magari vengono sostituiti con altri per svariati motivi. Ma sui biscotti di pasta frolla non ci sono varianti. O si fanno così o non sono biscotti di pasta frolla! Il trucco sta nel mangiarne con moderazione come tutte le cose del resto. Il problema è che è una bella sfida perché questa frolla va giù che è una meraviglia e uno tira l’altro. Probabilmente non mettendoci il burro e le uova, usando farina non raffinata, zucchero di canna, ecc. l’impatto sarebbe minore ma lo sarebbe anche il gusto per cui una volta all’anno ci si può anche viziare. Tradizionalmente faccio questi biscottini coadiuvato dai miei figli nel periodo natalizio.

Vediamo gli ingredienti:

400 gr. farina 00
100 gr. fecola di patate
250 gr. burro
200 gr. zucchero a velo
1 uovo intero
1 tuorlo
un pizzico di sale
una bustina di lievito in polvere
una buccia di limone grattuggiata o una fialetta di aroma al rum o limone

e la preparazione, molto semplice:

Tagliare il burro, a temperatura ambiente, a quadretti. Mescolarlo con lo zucchero a velo  aggiungendo l'uovo intero e il tuorlo uno alla volta. Aggiungere la buccia di limone grattuggiata e il pizzico di sale. Una volta amalgamato per bene aggiungere la farina, la fecola e il lievito. Mescolare fino ad ottenere una pasta consistente e morbida. Fare una palla o un cilindro, coprire con la pellicola trasparente e lasciare raffreddare in frigo per almeno mezz'ora.

Ecco l’animazione della prima parte:

Passata la mezz’ora si passa alla fase di preparazione, da noi una vera e propria catena di montaggio. Io mi occupo di tirare la pasta e fare gli stampi. Quindi passo il biscotto crudo a Giacomo che lo passa ad Anna che lo sistema in una delle tre teglie adibite alla cottura e forma il buco centrale in metà dei biscotti.

Utilizzo un mattarello con gli spessori (3mm) per avere una uniformità di tutti i biscotti e un comodo tappettino da forno in silicone per stendere la pasta.

Forno ventilato a 170°, tempo di cottura 8 minuti. La superficie del biscotto deve diventare leggermente ambrata.

Ecco la seconda parte:

Mentre cuoce una teglia abbiamo giusto il tempo di prepararne un’altra.

A questo punto si ripongono i biscotti in un contenitore a raffreddare prima di procedere alla fase finale ovvero farcitura e copertura di cioccolato fondente.




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Per la farcitura è importante utilizzare una marmellata con una bassa percentuale di zuccheri, per un sapore più deciso, e senza pezzettoni. Io utilizzo una siringa per farcire. La farcitura deve essere ricca ma non troppo (vero papà?).

Teglie e carta da forno usati per la cottura si riusano per far asciugare i biscotti dopo il bagno nel cioccolato fondente.

Qui poi ci si può sbizzarrire come si vuole con le farciture e le decorazioni. Marmellate di diversi gusti o cioccolato, fondente nero o bianco, zucchero a velo o altro.

Ecco il risultato finale:

Questi li ha decorati Giacomo:

Vi assicuro che questa è la miglior pasta frolla che abbia mai mangiato. Dopo un paio di giorni i biscotti diventano ancora più morbidi pur rimanendo croccanti.

Poi volete mettere la soddisfazione di far lavoro di squadra? Guardate la faccia soddisfatta della più grande:

:-D

Battute a parte se qualche casuale lettore dovesse provarli mi faccia poi sapere cosa ne pensa!

Buon appetito!

Omaggio a Dario Sala l’inventore del DAS

Chi non ha mai giocato con il DAS? Un mito della generazione dei bambini dagli anni 60 in poi.

Forse pochi sanno che il nome della più famosa pasta da modellare, il DAS, deriva dal nome del suo inventore DArio Sala e forse ancora meno sanno che vendette nel 1962 il brevetto per pochi spiccioli. Morto nel 2005 alla veneranda età di 93 anni è stato antiquario e poeta, chansonnier e scrittore, reduce e pacifista.

Chi ha poesia nel cuore, ha il cielo nell’anima ed è l’uomo più ricco del mondo. (Dario Sala)

Chissà come sarebbe stata la sua vita se invece di accontentarsi di una tantum subito avesse optato per una percentuale sulle vendite? Sicuramente non avrebbe mai immaginato che il DAS avrebbe avuto un così grande successo. Ma non sempre i geni possono essere anche uomini d’affari. Come biasimarlo?

D’altra parte bisogna dire che la sua invenzione, il suo nome e lui stesso rimarranno nella storia. Nella vita puoi accumulare quanti soldi vuoi ma la fine arriva per tutti e poi cosa resta? Il ricordo, il ricordo di un uomo speciale che merita di essere ricordato per ciò che ha inventato.

Dario Sala l'inventore del DAS

Nella foto sopra Dario Sala in centro. A destra i miei genitori. Io sono il piccolo con la pistola. Le altre persone sono una famiglia svizzera.

All’età di 4 anni, nel 1970,  al mare a Riccione con i miei genitori ho conosciuto Dario Sala. Non mi ricordo ovviamente quasi nulla ma ho un suo oggetto molto prezioso.

Una sua opera fatta con il DAS davanti ai mei occhi. Nelle nebbie dei ricordi mi pare di ricordare mentre la faceva. I lineamenti li ha tracciati utilizzando il cerino che poi ha fatto diventare una sigaretta pendente in bocca a quel viso oblungo, quasi un Moai dell’isola di Pasqua. Dietro la sua firma generata con piccoli buchi fatti con lo stesso cerino.

Oggi il DAS esiste ancora, ho preso spunto per questo post dal fatto che mio figlio Giacomo deve portare a scuola una confezione di DAS.




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Oggi DAS lo produce la Fila mentre inizialmente era stato prodotto dalla Adica Pongo produttrice anche del Pongo e del Didò.

 

 

 

 

 

Grazie Sig. Sala per averci regalato il suo DAS e anche una lezione di vita.

 

Links ad articoli su Dario Sala reperiti in rete:

 

10.000 passi al giorno anzi di più, 5 milioni di passi in un anno.

Fare 10.000 passi al giorno è consigliato dai medici perché fa bene alla salute, dalla prevenzione delle malattie cardiovascolari al controllo del peso. Diciamo “almeno” 10.000 passi al giorno. Qui il mio resoconto di come sono arrivato a  fare 5.000.000 (5 milioni) di passi in un anno.

Premetto che sono sempre stato una persona piuttosto pigra. Auto, moto, ascensore. Poi due anni fa, allo scattare del 50esimo anno, è scattata la scintilla che mi ha fatto cambiare stile di vita. Dall’alimentazione all’uso della bici, come racconto in questo post, e soprattutto ho iniziato a camminare. Avendo casa e ufficio nello stesso palazzo mi trovavo a passare intere giornate senza muovermi. Così circa due anni fa io e mia moglie abbiamo cominciato ad andare a correre. Dai primi 200 metri di resistenza massima in qualche mese siamo arrivati a superare i 10 chilometri. Confesso che però entrambi odiamo la corsa così ci siamo iscritti in palestra. La palestra però da sola non basta e così abbiamo preso il gusto della camminata. Ci siamo dotati di un fitness tracker, il Garmin Vivoactive Hr nel mio caso, e abbiamo cominciato a tenere traccia delle nostre attività fisiche così come dell’alimentazione mediante la App MyfitnessPal.

Ora è passato un anno da quando ho acquistato il Garmin, orologio che tengo addosso giorno e notte. Le statistiche di un anno sono piuttosto interessanti.

L’obiettivo dei 10.000 passi giornalieri è abbondantemente superato. In media ca. 14.000 al giorno e in un anno ho totalizzato ben 5.000.000 di passi.

Interessanti anche le statatistiche fornite da Garmin Connect relative alle medie degli altri utenti. Come si vede sono decisamente sopra la media rispetto ad altri utenti.

Muoversi a piedi e fare le scale sempre a piedi fa bene. All’inizio può sembrare faticoso ma poi si prende la mano o meglio “il piede” e viene istintivo. Dopo aver fatto due passi a metà mattina e metà pomeriggio riprendo il lavoro decisamente più rilassato.  Spesso faccio due passi anche durante la pausa pranzo e/o la sera.

Camminare è rilassante, terapeutico e soprattutto non costa nulla. Oggi è diventato una necessità. Sento proprio il bisogno di muovermi e di camminare.




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Ai passi quotidiani si aggiungono quelli del week-end. Nei fine settimana infatti io e la mia famiglia andiamo quasi sempre a fare escursioni in montagna, come documentato anche dalle mie numerose gallerie fotografiche e resoconti di escursioni.

Sempre considerando un anno nel periodo ottobre 16 – ottobre 17 in tutto abbiamo fatto 33 escursioni, quasi una a settimana, per un totale di quasi 300 km, 10 mila metri di dislivello e quasi 100 ore di tempo. Qui sotto le statistiche sempre da Garmin Connect.

Per finire le sessioni di palestra che ammontano a 196 per un totale di 238 ore.

Non scrivo tutto questo per vantarmi ma per dimostrare che anche un pigro e sedentario programmatore come me, con un minimo sforzo, può cambiare stile di vita.

Il bello poi di tutto ciò è che sì, sto meglio fisicamente, mangio il doppio di quanto mangiavo prima e dulcis in fundo ho perso quasi 30 kg senza essere a dieta! ;-)

 

©photo header by Sandro Rizzetto

Diagnosi ADHD in Alto Adige, negli effetti le vere cause

Ritorno sull’argomento dei bambini iperattivi e della diagnosi per la ADHD come già affrontato in questo mio post qui esattamente un mese fa. Consiglio di leggere prima quello prima di proseguire.

Oggi sul quotidiano locale Alto Adige un nuovo articolo sull’argomento che potete vedere in calce all’articolo.

In sintesi viene scritto che in Alto Adige vi è la percentuale più alta d’Italia di diagnosi di ADHD. Da una breve ricerca non mi risulta che il disturbo sia legato alla collocazione spaziale, tra il resto limitata poi al solo confine geografico. Mi viene più da pensare che sia invece legata al modo di analisiLeggendo l’articolo si capisce molto di più. Risulta infatti che l’Alto Adige ha una normativa che permette di avere un insegnante di sostegno per alcuni casi di ADHD.

Ora è facile trarre alcune deduzioni, personali ovviamente. Le stesse che avevo dedotto nella mia personale esperienza. Credo che quando una insegnante non riesce a gestire alcuni bambini in una classe, vuoi per un numero elevato di studenti, vuoi per incapacità della stessa, vuoi per altri motivi, faccia ricorso alla richiesta di accertamento finalizzato all’avere un insegnante di sostegno e di conseguenza un aiuto in più nella classe.

Il fine non è sostenere il bambino ma sostenere l’insegnante che non riesce a gestire la classe. La peculiarità della normativa che permette di richiedere un insegnante di sostegno in caso di ADHD va alla pari con l’aumento di percentuale di diagnosi di ADHD.

L’effetto diventa causa!

Qui non si tratta di bambini iperattivi, come già sostenevo nel mio precedente articolo, si tratta di un errato sistema di valutazione e leggendo tra le righe di questo ultimo articolo si capisce molto bene. Abbastanza scontato che se fornisci agli insegnanti uno strumento che permetta loro di alleviare il loro compito lo useranno.

Questo a scapito dei bambini ovviamente. Un bambino con l’insegnante di sostegno verrà sempre bollato come “strano” e diverso e per lui la situazione non potrà che peggiorare.

Per come la vedo io chi gestisce questa situazione in provincia di Bolzano sta sbagliando strada completamente puntando sulla “generalizzazione e massificazione del problema” e sono certo che la questione non finirà qui.

 

Un anno di bici in città: 2359 chilometri

Giusto un anno fa (ottobre 2016) ho installato sulla mia vecchia city bike un contachilometri. Da allora ho percorso in città ben 2.359 chilometri. Una distanza equivalente ad andare e tornare da Bolzano a Leuca!

Ho cominciato ad usare la bici invece che l’auto o la moto a settembre del 2016 e devo dire che vinte le prime resistenze di pigrizia non ho più smesso. Freddo, pioggia o neve non mi hanno mai fermato. Ho imparato ad apprezzare quanto sia comodo il “motore muscolare” sia da un punto di vista di benessere fisico che di risparmio in termini di tempo e denaro.

Facendo due rapidi calcoli l’alternativa consideriamo che  questi 2.359 chilometri fatti li avrei fatti principalmente in moto ed in auto.

La mia moto (BMW R1100 RT) fa in ciclo urbano mediamente 13 km/l. Dunque 181 litri di benzina risparmiati. Al prezzo di 1,5 euro/litro siamo ad un risparmio stimato di 272 euro.

Considerando che non li avrei fatti tutto in moto ma anche in auto e che la mia auto in ciclo urbano fa ca. 10 km/l e considerando il prezzo inferiore del gasolio siamo comunque su quella cifra.

Volendo arrotondare per eccesso calcoliamo un risparmio di 300 euro di carburante senza considerare il risparmio del costo di esercizio di un mezzo (pneumatici, olio, freni, ecc.) per 2.357 km che farebbe lievitare notevolmente i 300 euro di solo carburante. Difficile stabilire il vero risparmio reale però è evidente che è decisamente notevole.

Il risparmio di emissioni di CO2 si attesta a ca. 240.

Il risparmio di tempo è anche notevole. Al di là dello scontato risparmio a livello urbano del centro grazie alla buona rete di ciclabili a Bolzano anche in tragitti oltre i 5 km si risparmia tempo. Spesso mi capita infatti di recarmi in zona industriale per lavoro. Da casa sono mediamente 5 km e il tempo di percorrenza in bici è di ca. 15 minuti a prescindere dall’ora. In auto o moto il tempo è simile ma molto più subordinato alle condizioni di traffico soprattutto per l’auto.

Svantaggi? Inizialmente ho fatto notevole fatica a “sopportare” la poca osservanza delle basilari regole del codice stradale da parte degli altri ciclisti. Inosservanza di precedenze, semafori, sensi unici. Ho visto (e vedo costantemente) situazioni che in ambito stradale equivarrebbero al ritiro immediato della patente. Con il mio carattere non è stato facile far finta di non vedere per non farsi avvelenare la giornata sin dal primo mattino.

Altro svantaggio il difficile rapporto con i pedoni soprattutto turisti nel centro storico. Gran parte del centro di Bolzano è ciclabile e pedonabile. Negli ultimi tempi sempre più si trovano capannelli di turisti con tanto di guida (e ombrellino) che bloccano il passaggio noncuranti che in città c’è anche gente che vive e lavora. Comprensibile certo, ormai Bolzano è diventata meta turistica (!) ma spesso un intoppo circolatorio. Ultimamente per i tragitti nel centro storico preferisco muovermi a piedi proprio per evitare di fare slalom dato che comunque odio suonare il campanello per segnalare il passaggio. Sarebbe bene che venisse segnalato un po’ meglio il dualismo funzionale delle strade del centro storico.

Altra nota negativa urbana: da quando è stato limitato a livello di orari l’accesso dei mezzi a motore, specialmente corrieri, in centro, la mattina per accompagnare il bambino a scuola bisogna fare dei veri e propri slalom tra furgoni, auto, camion e mezzi di servizio.

Andare in bici ha anche dei lati divertenti. Superare le bici elettriche limitate a 25 km/h per esempio. Superare ciclisti con tutina e bici strafiga a 30 km/h sulla ciclabile lungo Isarco…con bambino sul seggiolino posteriore e soprattutto sulla mia vecchia city bike…da donna.

Già perché la protagonista di tutto ciò non è una city bike moderna ma una anziana (16 anni circa o forse più) bici da città che fa però il suo lavoro egregiamente. Del resto ammetto che in questi anni la ho usata veramente poco.

La domanda “perché una bici da donna?” può sorgere spontanea. La ho presa così volutamente perché tanti anni fa la usavo per portare in giro mia figlia sul seggiolino anteriore e trovavo molto più comodo la gestione del tutto (soprattutto salire e scendere) senza il tubo centrale. Stesso discorso per il seggiolino posteriore. Senza il tubo non devo passare la gamba dietro ma davanti per salire/scendere. :-)