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Ripresa dei corsi Minisub, miniapnea a Bolzano

Dopo due anni di pausa io e mia moglie Alessandra abbiamo ripreso la nostra attività di istruttori di subacquaticità per bambini con i corsi di mini apnea. Questa volta con una altra storica società di subacquea bolzanina, la Delfin Sub. Personalmente non ero molto convinto di ricominciare, soprattutto da zero, in quanto è sempre difficile rimettersi in gioco. Vinte però le paure iniziali ritrovarmi in acqua con i bambini è stato bellissimo.

E’ bello insegnare, attraverso il gioco, ai bambini che l’acqua non va temuta ma rispettata e conosciuta per goderla al meglio. E ancora più bello è vedere come in poco tempo facciano dei progressi incredibili. Se all’inizio dell’ora non riescono a tenere la testa sott’acqua per più di qualche secondo, alla fine sono già in grado di fare un percorso subacqueo ad ostacoli di diversi metri.

miniapnea01Dopo le prime lezioni dei due corsi mini apnea che abbiamo attivato, il venerdì alla piscina di Don Bosco, per i più piccoli, e il sabato mattina in quella di viale Trieste, per quelli più grandi, mi è tornata la voglia di affrontare questo percorso didattico con più forza e stimolo di quanto non ne abbia mai avuto.

14 piccoli mini subacquei in erba da condurre attraverso un percorso tutto nuovo fatto di gioco, scoperta e una divertente e soprattutto una sana attività fisica.

L’obiettivo è semplice: far divertire i bambini facendo, nel contempo, acquisire loro la capacità di andare in acqua con tranquillità e nella massima sicurezza.

Nessuna finalità agonistica, nessun bisogno di fare numero, nessun proselitismo.

I bambini si “devono” divertire perché è un loro diritto e con i corsi mini apnea imparano a farlo nell’acqua e in tutta sicurezza.

Vero che in Alto Adige non c’è il mare ma proprio per questo quando si va in vacanza si ha occasione poi di mettere in pratica tutto ciò che si ha acquisito.

Per maggiori informazioni sui corsi di mini-apnea a Bolzano mandami una email.

L’articolo apparso sull’Alto Adige

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Dona 7, 9, 10 euro al mese. Una forma riprovevole di pubblicità.

Ultimamente in televisione c’è una e vera e propria corsa alle raccolte fondi. Dona 7 euro al mese rilanciato da 9 euro al mese fino ai 10 euro al mese.

In soldoni si tratta di vere e proprie donazioni in abbonamento, si sa quando si inizia ma non quando si finisce. Le associazioni che pubblicizzano queste campagne in TV sono numerose: Save The Children, Telethon, Sightsavers, eccetera eccetera.

Il format dello spot è praticamente uguale per tutti, dalle immagini al testo. Viene mostrato un bambino in condizioni precarie e una voce gioca sull’emozionalità dello spettatore invitandolo a donare 9 euro al mese.

Io  credo (o meglio voglio credere) che la maggior parte di queste associazioni sia animato da un vero spirito umanitario ma sono molte le domande che mi pongo.

Innanzitutto è giusto sfruttare l’immagine del bambino? Non è essa stessa una forma di violenza?

Inseriti tra uno spot di un biscotto e di un programma televisivo questi messaggi a mio avviso diventano “sterili”. Ormai siamo abituati a non credere più al messaggio pubblicitario. Sappiamo che è finzione, fiction. Non è Banderas che prepara i biscotti e non esiste nessun mulino di color bianco. Gli zombi sono pura fantasia, eccetera, eccetera.

Mi rendo conto che più passano questi spot più il mio grado di indifferenza aumenta. Le prime volte mi sono anche detto che si in effetti per meno di qualche caffè al mese si potrebbe anche aiutare chi ne ha bisogno, ma poi il numero di associazioni con lo stesso messaggio si moltiplicano e allora da qualche caffè si passa ad una cena a settimana e molto più.

10 euro al mese per un anno sono 120 euro, moltiplicate per 3 associazioni sono 360, pur sempre “solo” un euro al giorno. Potrei permettermelo? Si sicuramente!

Ma poi in Tv oltre allo spot del povero Keyembe passa lo spot del bambino italiano povero che non ha soldi per permettersi i giochi come quelli (esagerati) di mio figlio. Allora giusto aiutare anche loro…sarebbe giusto aiutare tutti ma poi comincio a pormi delle domande alcune anche molto ciniche.

Mi domando perché in questi paesi dove le aspettative di vita di un bambino sono minime si continua a far figli? Che razza di genitori sono coloro che sapendo di non poterlo nutrire mettono al mondo un bambino? Non è che forse la presenza di queste organizzazioni umanitarie sia controproducente regalando false speranze?

E per quanto riguarda le associazioni sulle malattie rare? Chi mi garantisce dove e come vengono spesi i soldi? Non dovrebbe essere forse lo Stato a investire nella ricerca dei problemi di salute?

Altre domande me le pongo per quanto riguarda le donazioni collegate alle calamità naturali. Chi riceve questi soldi? Gli stessi comuni che fino a ieri hanno permesso la costruzioni di edifici non a norma? Si sa da anni quel è la mappa di rischio dell’Italia, comodo ora cadere dalle nuvole e scaricare barile in una giungla burocratica di responsabili e non.

Mi rendo conto che sono ormai diventato insensibile a tutte queste forme di “mendicazione” fondi. Mi suscitano indifferenza. La stessa indifferenza che ho nei confronti dei personaggi di colore che incrocio più volte al giorno nello stesso posto che mi salutano con mano tesa. Perché mi saluti? Non te ne frega niente di salutarmi, vuoi solo soldi. Il tuo lavoro è stare lì tutto il giorno a raccogliere elemosina.

Così queste associazioni, blasonate o meno, si comportano allo stesso modo dei mendicanti. Vuoi commuovermi per avere dei soldi.

Ma io sono stufo e vi ignoro consapevolmente. Vi vedo, so che ci siete e volutamente vi ignoro.

Sono stanco di essere visto come un limone da spremere e sono stanco di dovermi sentire in colpa per non cadere nel tranello della colpevolizzazione emozionale mediatica.

Quello che però vorrei è una maggior correttezza di queste associazioni. Ho guardato i loro siti e non ho trovato nessuna traccia di come vengono usati i fondi. Per legge dovrebbe essere obbligatorio indicare in modo uniforme e standardizzato (similmente a come avviene per i gratta e vinci)  dove finiscono questi soldi. Se ti do 9 euro dove vanno? Che percentuale finisce in gestione e quanto realmente a chi ne ha bisogno.

Chi dona dovrebbe sapere esattamente dove finiscono i soldi e questo dovrebbe essere regolamentato per legge anche imponendo dei tetti massimi. In questo modo si ridurebbero anche i “furbi” che sicuramente approfittano di queste ondate di donazioni strappalacrime.

Ma evidentemente la cosa non finirà, anzi sarà destinata ad aumentare perché purtroppo la natura umana va ben oltre il mio nero cinismo.

Organizzazioni atte a far girare soldi e finanziarsi giocando sull’emozionalità.

Magari mi sbaglio…ma troppi sono i dubbi.

Ottica Fielmann a Bolzano: pessimo servizio e a seguire le scuse

Da qualche mese la catena tedesca di occhiali Fielmann ha aperto una filiale a Bolzano. Ultimamente ho problemi con la vista da vicino e così sono andato a fare una visita dall’oculista che mi ha prescritto degli occhiali a focale variabile da ufficio. Essendo molto scettico riguardo l’occhiale progressivo ho deciso di fare un test acquistando un occhiale low cost da Fielmann. 85 euro a fronte di oltre 300 di altri ottici della città.

Il primo impatto con Fielmann è stato piuttosto negativo, personale visibilmente poco preparato e addestrato a dire frasi fatte in maniera meccanica. Ho dovuto insistere per avere l’occhiale così come da prescrizione dell’oculista e non alternative di altro genere.

Tempi di attesa piuttosto lunghi dovuti alla numerosa affluenza di gente. Ma questo è comprensibile. Ritirati gli occhiali mi rendo subito conto, dopo varie prove e riprove, che non fanno per me. L’ottica progressiva mi impedisce di avere una visione geometricamente corretta del monitor e dal momento che ci lavoro di fronte tutto il giorno per me è impossibile usarli. Molto meglio senza seppur con qualche difficoltà. Così dopo due settimane di tentativi decido di tornare da Fielmann per capire se è un problema di lente, di prescrizione o altro.

Entro nel negozio alle 10 di un mercoledì mattina e spiego alla persona al banco il problema. Questo prende il mio nome lo segna il lista e mi prega di attendere. Dopo 20 minuti di attesa arriva il mio turno, rispiego il problema e l’addetta mi dice che devo parlare con gli addetti al service e che si liberano tra mezz’ora.

Mi domando: dato che ho detto le stesse cose al commesso all’entrata non poteva dirlo subito evitando di farmi perdere 20 minuti inutili???

Vabbè succede, mi dico. Chiedo all’addetta se va bene alle 11:00 sottolineando che non vorrei poi attendere ulteriormente altrimenti preferisco un altro momento. Mi rassicura e quindi me ne vado.

Puntuale come un orologio svizzero alle 10:59 varco la soglia. Rispiego all’addetto, come se non mi avesse mai visto, la storia e quindi attendo.

Si sussegono 5 minuti di discussione su chi possa servirmi, telefonate al piano di sotto, consultazioni un po’ sottovoce un po’ con tono normale. Si evince che delle 5 (si proprio 5) persone dietro al banco nessuno sia in grado di prendere una decisione o sappia cosa fare. Il tutto di fronte a me come se non esistessi!

Delle tre persone dietro al banco una signora dice (in tedesco) ad un’altra (che intuisco sia una addetta al service) che ci sarebbe un service in italiano da fare. Quest’altra risponde “ungern” ovvero “poco volentieri“.

A questo punto chiedo se posso essere servito altrimenti me ne vado perché ho degli altri appuntamenti. Mi viene detto che devo attendere ancora. a quel punto mi stufo proprio perché ho preso un appuntamento e quantomeno pretendo che venga rispettato. Faccio inoltre notare che ho capito al discussione di cui sopra e domando quale sia il problema della addetta che “poco volentieri” non vuole servirmi? Questa cerca di biascicare qualche scusa, stupita del fatto che io avessi capito il discorso in oggetto…ci vedo un po’ male ma ci sento benissimo.

A questo punto prendo e me ne vado gettando gli occhiali nel bidone. Gesto indubbiamente plateale ma che riassume il concetto di spendere poco per avere meno, molto meno.

E poi non venite a parlarmi di servizio del negozio fisico, dei negozi del centro, ecc. ecc. Specifico, per concludere e a scanso di equivoci, che non credo che il “poco volentieri” fosse inteso per il fatto che io sia di madrelingua italiana ma proprio nel senso di “poca voglia di farlo in generale”.

E’ evidente che per tenere bassi i costi Fielmann assume personale poco qualificato, poco motivato e poco professionale.  Questo è confermato anche dalle numerose recensioni negative che ho trovato su diversi siti tedeschi.

Adios Fielmann, gerne “nie” wieder! (volentieri mai più)

UPDATE: qualche ora più tardi vengo contattato dal vice-direttore della filiale che, molto gentilmente, si scusa e mi propone o un incontro o la restituzione dei soldi dell’occhiale. Beh quantomeno un gesto di correttezza e professionalità.

UPDATE 2: a seguito della telefonata del vice direttore, Sig. Passaro, decido di tornare in negozio. Vengo servito e “quasi” riverito dallo stesso che con estrema gentilezza e cortesia mi accoglie e guida attraverso il cambio di occhiale anche con un nuovo esame della vista. Dopo pochissimi giorni arriva il nuovo occhiale e con mia estrema sorpresa mi viene rimborsato in toto il primo e regalato il secondo. Beh che dire? Se scuse dovevano essere direi che sono riuscite.
Non cancellerò questo post perché quello che è successo è successo ma grazie alla correttezza del Sig. Passaro la questione si è positivamente risolta.

Psychiatric Circus – la mia recensione

Definire cosa sia lo spettacolo Psychiatric Circus, a Bolzano dal 1 al 10 luglio, è alquanto difficile. Non volendo farmi influenzare prima non avevo letto nulla a riguardo se non un accostamento con American Horror Story. In realtà Psychiatric Cyrcus con il format americano non ha, per fortuna, nulla a che vedere e parlo da uno che ha visto tutte le puntate della serie. Psychiatric Circus è uno spettacolo multigenere e forse propio per quello mi è piaciuto e le due ore sono volate. Dallo spettacolo acrobatico circense, al cabaret, alla rappresentazione drammatica, al musical, allo strip show, al Cirque du Soleil, allo splatter e a molto altro si assiste durante lo spettacolo. A fare da filo conduttore il tema dell’insania mentale. Una sorta di Psychiatric Got Talent – ma qui talento ne abbiamo di quello vero e professionale. All’interno del tendone da circo ci troviamo infatti nel manicomio di Bergen e viviamo le storie degli ospiti che si concretizzano in piccoli one-man-show dei bravissimi artisti. Bravi a fare la loro parte e anche a recitarla con il “senno della follia“. Non è uno spettacolo perfetto, forse ha una debolezza nel legame delle singole storie. Ma forse però questo è voluto, come a significare la mancanza di un filo logico nella mente di un pazzo. Il pubblico viene coinvolto spesso, io stesso mi sono trovato nell'”assolo” della madre superiora, personaggio unico – considerando anche i quasi 60anni, che ci aveva intrattenuto sin fuori dal tendone. Gli attori escono dalla parte solo alla fine, prima e durante sono sempre nel loro “folle” personaggio. Arrivate prima e godetevi anche il pre-spettacolo, vedi sotto il video.

Era tempo che non mi divertivo/emozionavo/stupivo in questo modo. Bravi gli attori e bravi gli autori anzi bravissimi tutti.
Alla fine esci e cominci a riflettere su cosa sia e da cosa nasca la pazzia e che forse i pazzi non sono solo quelli rinchiusi. Alla fine qual’è il limite tra normalità e follia? Forse solo una questione di numeri, accettiamo come normale ciò che lo è per tanti ma ciò non significa che realmente lo sia.

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