In questi primi mesi del 2020 gli eventi legati al Coronavirus ed in particolare la chiusura delle scuole, hanno portato ad un improvviso interesse verso la didattica a distanza overo poter far lezione e svolgere attività didattica senza la presenza fisica comune. Non è certo una novità, potremmo quasi dire che internet nasce per scopi didattici e di ricerca, seppur finalizzati all’ambito militare.

La formazione a distanza ha una lunga storia anche prima di Internet, basti pensare alla famosa Scuola Radio Elettra degli anni 60 che proponeva corsi per corrispondenza.

Ma oggi nel 2020 quale è lo stato dell’arte della didattica a distanza per le scuole?

Iniziamo col dire che i mezzi ci sono, molti anche gratuiti. In questo post cerco di fare il punto in base alle mie conoscenze ed esperienze personali.

Il Ministero dell’Istruzione ha da poco pubblicato una pagina con alcune linee guida ed indicazioni utili. Di fatto bisogna dire che ad oggi pochissime scuole sono pronte, così come non sono preparati docenti, studenti e soprattutto genitori.

In tempi recenti nelle scuole è stato introdotto il registro elettronico. Il registro elettronico è uno strumento nato per sostituire quello tradizionale. Nella maggior parte dei casi non fornisce però strumenti per la formazione a distanza in quanto è un canale principalmente unidirezionale ovvero dalla scuola verso il genitore/tutore. La didattica a distanza richiede per forza di cose che il canale sia bi-direzionale.

Il primo strumento online è la Google Suite for Education. La Google Suite è un microcosmo informatico in cloud che contiene tutti gli strumenti necessari. Dai programmi office tradizionali, alla posta, spazio su cloud, gruppi, calendario e molto altro.

Gli strumenti base sono gli stessi di chi possiede già un account Google con o senza Gmail.

Sono disponibili anche le App per iOS e Android.

Dulcis in fundo la versione base è gratuita.

Nello specifico cosa si può fare con Google Suite?

Innanzitutto è necessario fornire ogni utente di un account Google e relativa casella postale personalizzata, username e login. E già qui è una cosa positiva perché la gestione degli utenti è centralizzata e gestita dalla scuola.

Con il proprio account ogni studente può accedere al suo account e immediatamente ha tutti i programmi e le funzionalità di Google Suite a disposizione a prescindere dal sistema operativo usato (Mac Os, Windows) o dallo strumento (PC, Tablet, Smartphone).

La standardizzazione permette di semplificare l’apprendimento evitando problemi di compatibiltà classici del tipo: tu hai Word per Windows, tu Pages per Mac, ecc. ecc.

Quest’ultima cosa sembra banale ma la non standardizzazione dei software e dei formati è uno per fattori primari della perdita di tempo informatico.

Il primo tool interessante è Classroom. Classroom è una app che permette di dare e ricevere i compiti. E’ molto semplice e allo stesso tempo facile da usare ed imparare.

L’insegnante crea un corso, assegna compiti allegando documenti, infatti è integrato con Google Drive. Una sorta di chat permette lo scambio di informazioni aggiuntive. Lo studente infine completa il suo compito e lo consegna. Allo studente viene attribuito un voto.

Una interfaccia inutitiva e senza fronzoli, l’ideale anche per studenti più piccoli.

In pratica Classroom fornisce già tutto il necessario per organizzare la didattica a distanza in modo collaborativo e bidirezionale.

Non sostituisce il registro elettronico ma lo ampia con le funzionalità mancanti a quest’ultimo.

Se con Classrom e la suite Google abbiamo, per così dire, risolto il problema dell’assegnazione e della ricezione dei compiti ora bisogna capire come fare le lezioni.

Qui ci possono essere due modalità: passiva e attiva.

Per passiva intendo la fruizione da parte dello studente di un video realizzato da un insegnante o già disponibile in rete.

Il video può essere registrato tramite PC o telefono messo su Youtube (in modalità privata o pubblica) oppure su Google Drive e associato ad un compito in Classroom.

E’ più difficile a dirsi che a farsi. Qui lo scoglio più difficile da superare non è tanto il mezzo tecnologico quanto la capacità dell’insegnante di fare una lezione di fronte ad uno Smarphone. Ma credo che dopo un paio di esperienze le difficoltà possano venir superate senza grossi problemi. In fondo “Youtuber” non si nasce ma si diventa.

In un ipotetico caso pratico, l’insegnante registra e pubblica la lezione e affida il compito. Gli studenti guardano il video, svolgono il compito, preparano e consegnano il compito. Lo possono fare entro i tempi previsti ma come e quando vogliono.

La modalità attiva è invece la classica videoconferenza. Anche in questo caso Google mette a disposizione un tool ovvero Hangouts Meet o più semplicemente Meet.

Meets è un semplice e potente mezzo per una lezione virtuale. Può essere usato con PC, tablet o smartphone senza limitazioni di piattaforma.

Hangouts Meet non è gratuito, ovvero non fa parte della Suite Education base ma di quella Enterprise. Tuttavia Google per l’emergenza Coronavirus, ha deciso di renderlo gratuito fino al 1° luglio 2020.

Con Google Hangouts Meet l’insegnante ha la possibilità di fare una vera e propria lezione virtuale con l’interazione da parte degli studenti.

Sempre nel nostro ipotetico caso pratico, l’insegnante potrebbe fare una prima parte della lezione con un video, quindi una seconda parte in videoconferenza per permettere le domande e la discussione con gli studenti.

In alternativa a Hangouts Meet c’è anche Zoom, un software di videoconferenza molto collaudato e molto usato nell’ambiente bussiness. Anche Zoom è gratuito fino ad un certo numero di utenti per la precisione 100 utenti per un max di 40 minuti. Più che sufficiente per una lezione online.

Anche per Zoom esiste la App specifica per iOS o Android e ovviamente anche per PC. Non serve autenticazione ma basta un link di invito.

Sia Zoom che Hangouts Meet permettono oltre che la videoconferenza anche lo screen sharing, ovvero la possibilità di mostrare il contenuto dello schermo del proprio computer.

La lista potrebbe continuare ma mi limito a questi applicativi che ho personalmente già usato e testato.

Tecnicamente i mezzi ci sono e sono molto validi. I problemi più grossi sono altri.

Il primo è sicuramnete l’alfabetizzazione tecnologica di tutti, insegnanti, allievi e genitori.

Saper usare Facebook, Instagram o TicTok non spesso significa saper gestire un documento online o partecipare ad una videoconferenza. Nulla di insormontabile ma in tutto lo scenario descritto è richisto un minimo di skill tecnologico. Non capacità da nerd di certo.

Tra i vantaggi di Google Suite è di essere disponibile in lingua italiana mentre Zoom è disponibile solo in inglese.

C’è poi l’ostacolo tecnologico. Per scaricare video, files e partecipare ad una videoconferenza sono necessari una buona banda e anche tanti GB a disposizione. Serve anche un telefono che non sia di 4 generazione come lo è spesso quello che viene dato a figli.

Serve poi una forte collaborazione dei genitori che dovrebbero partecipare attivamente al percorso formativo online, soprattutto per i più giovani.

In poche parole…a parole è tutto molto semplice…nella pratica si si scontra con tutta una serie di prolemi non sempre di facile soluzione.

L’ideale sarebbe se fosse proprio la scuola a fornire lo strumento, ad esempio il tablet o un notebook, già configurato e con scheda dati congrua.

Google fornisce come optional il Chromebook, ovvero un dispositivo che sfrutta tutte le potenzialità offerte dalla Google Suite.

Secondo me allo stato attuale la suite di Google è la soluzione migliore, non perfetta ma diciamo pronta all’uso e comunque integrabile con molti altri software disponibili spesso gratuitamente online. Leggevo proprio l’altro giorno di un istituto di Mezzolombardo che ha adottato la Google Suite proprio per far fronte all’emergenza Coronavirus.

Bisogna considerare che siamo in emergenza e non vi è al momento nessuno spiraglio di via d’uscita a breve tempo per cui meglio agire subito.

L’istruzione non deve bloccarsi, non si può rinunciare a formare e insegnare. Anche e soprattutto per dare ai giovani un segnale di continuità e certezza.

Ci si deve un po’ inventare tutto e arrangiarsi come si può ma in fondo noi italiani siamo bravi anche in questo.

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