Qualche giorno fa sono incappato in un post su Facebook di un amico giornalista (uno vero) che riportava un articolo di Repubblica sull’anniversario della morte di Alan Turing.

Questo il testo iniziale dell’articolo:

Il suo genio ha abbracciato le prime visioni dell’informatica moderna e prodotto intuizioni seminali in quella che divenne nota come “intelligenza artificiale”. Mise a punto uno dei più influenti interruttori di codice della Seconda guerra mondiale, la sua crittologia resa intelligente ritenuta aver accelerato la vittoria degli Alleati. Ma, molti anni dopo, alla sua morte, gran parte dei suoi segreti successi in tempo di guerra rimasero classificati, lontani dall’opinione pubblica in una nazione presa dalle preoccupazioni per la sicurezza della Guerra Fredda. Invece, per gli stretti standard del suo tempo, la sua reputazione era macchiata. Il 7 giugno 1954, Alan Turing, un matematico britannico che da allora è stato riconosciuto come uno dei pensatori più innovativi e potenti del XX secolo – a volte chiamato il progenitore dell’informatica moderna – è morto come un criminale, essendo stato condannato secondo leggi vittoriane come un omosessuale e costretto a subire la castrazione chimica. La Gran Bretagna non mosse i primi passi verso la depenalizzazione dell’omosessualità fino al 1967.

Letto velocemente non suona poi tanto male, una costruzione sintattica non perfetta ma comprensibile. In fondo siamo abituati a leggere ben di peggio.

Quello che salta all’orecchio sono però tre termini: intuizioni seminali, interruttori di codice e la sua crittologia resa intelligente. L’amico giornalista aveva postato l’articolo proprio per sottolineare questi termini anomali.

Che diamine sono queste cose?

Incuriosito e dato che nell’articolo di Repubblica si fa riferimento al New York Times cerco su Google “Turing NYT” e trovo questo articolo che contiene questo testo:

His genius embraced the first visions of modern computing and produced seminal insights into what became known as “artificial intelligence.” As one of the most influential code breakers of World War II, his cryptology yielded intelligence believed to have hastened the Allied victory.
But, at his death several years later, much of his secretive wartime accomplishments remained classified, far from public view in a nation seized by the security concerns of the Cold War. Instead, by the narrow standards of his day, his reputation was sullied.
On June 7, 1954, Alan Turing, a British mathematician who has since been acknowledged as one the most innovative and powerful thinkers of the 20th century — sometimes called the progenitor of modern computing — died as a criminal, having been convicted under Victorian laws as a homosexual and forced to endure chemical castration. Britain didn’t take its first steps toward decriminalizing homosexuality until 1967.

Ora risulta evidente che le intuizioni seminali sono i seminal insights che più propriamente andrebbe tradotto come originali intuizioni, gli interruttori di codice sono i code breakers ovvero crittologi e la sua crittologia resa intelligente è cryptology yielded intelligence ovvero attività di spionaggio costituita dalla crittografia.

Per un attimo ho pensato alla traduzione di silicon in silicone invece di silicio. Maltraduzione che perdura nel tempo. Incursiosito ho preso in testo inglese originale e lo ho fatto tradurre da Google Translator. Ecco il risultato:

Il suo genio accolse le prime visioni dell’informatica moderna e produsse approfondimenti seminali in quella che divenne nota come “intelligenza artificiale”. Essendo uno dei più influenti interruttori di codice della Seconda Guerra Mondiale, la sua crittologia rese intelligenza ritenuta aver accelerato la vittoria degli Alleati. Ma, molti anni dopo, alla sua morte, gran parte dei suoi segreti successi in tempo di guerra rimasero classificati, lontani dall’opinione pubblica in una nazione presa dalle preoccupazioni per la sicurezza della Guerra Fredda. Invece, per gli stretti standard del suo tempo, la sua reputazione era macchiata. Il 7 giugno 1954, Alan Turing, un matematico britannico che da allora è stato riconosciuto come uno dei pensatori più innovativi e potenti del 20 ° secolo – a volte chiamato il progenitore dell’informatica moderna – è morto come un criminale, essendo stato condannato secondo leggi vittoriane come un omosessuale e costretto a subire la castrazione chimica. La Gran Bretagna non mosse i primi passi verso la depenalizzazione dell’omosessualità fino al 1967.

Incredibile ma vero il testo sull’articolo di Repubblica (tra il resto a pagamento se uno vuole leggerlo tutto) è tradotto dall’articolo del NYT con Google Translator!!!

Ma non è tutto.

Utilizzando un comparatore di testi online confronto il testo di Repubblica con quello tradotto da Google Transator e salta fuori che ci sono delle differenze nel testo.

A sinistra il testo tradotto da Google Translator a destra quello “corretto” di Repubblica

E’ chiaro che chi ha usato Google Translator si è preso la briga di “correggere” un po’ il testo omettendo però i due strafalcioni inziali che evidentemente non sapeva come tradurre.

Tutto questo fa decisamente sorridere ma sono lacrime amare.

Qualche ora dopo il testo era cambiato. Evidentemente qualcuno si è accorto dei “piccoli dettagli”. Qui trovate ora l’articolo modificato e qui una stampa della pagina orginale avuta grazie ad un amico dell’amico giornalista.

E’ da tempo che il giornalismo online – ma farei meglio a dire l’articolismo online – tocca fondi mai raggiunti prima. La caccia al click, alle interazioni, titoli fuorvianti (tanto il resto chi lo legge), haters, pubblicità invasiva e molto altro rendono l’esperienza di lettura delle notizie sempre più difficile. Per non parlare poi della pletora di portali giornalistici che sono meri contenitori di annunci pubblicitari. Se poi mettiamo sul piatto della bilancia anche le fake news ecco che si sente la necessità di andare sul sicuro affidandosi a testate serie come Repubblica…hem no neppure il blasonato quotidiano oggi riesce a dare una garanzia di qualità. Ma un errore può capitare, magari un redattore inesperto che nella fretta si è fatto prendere dal mouse.

Il giornalismo è una professione seria, il problema è che son tutti giornalisti con il web oggi.

Un po’ come accade con la fotografia. Per quello io non amo definirmi fotografo ma semplice appassionato di fotografia. Fare belle foto non necessariamente implica essere un fotografo di professione così come scrivere sul web non significa essere un giornalista.

Ma oggi i ruoli sono effimeri, evanescenti. Dopo qualche migliaio di likes beati sconosciuti diventano influencer. E’ internet bellezza.

Da tutta questa storia comunque esce solo un vincitore…Google Translator.

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