Ho da poco scoperto che mio figlio è un bambino plusdotato altresì definito ad alto potenziale cognitivo o gifted cioè con un dono.

Un bambino plusdotato ha un quoziente intellettivo (QI) superiore alla media, pensa in maniera differente rispetto ai bambini della sua età e/o comunque anche rispetto ad un adulto, è precoce rispetto alla sua età nello sviluppo di alcune capacità come camminare, parlare, leggere, ecc.

Ma come dice molto bene la definizione “ad alto potenziale” vuol dire che non è nato genio ma semplicemente che ha un potenziale per raggiungere livelli cognitivi maggiori.

Qui sta la differenza e qui iniziano anche i problemi. Già perché un bambino plusdotato, fino a che non sai che lo è, è un bambino problematico. Vive in un mondo suo, ragiona in modo spesso non lineare, si comporta con atteggiamenti che sono lungi dal far pensare che sia un bambino plusdotato.

Difatti, personalmente, non avrei mai pensato lo fosse. Dall’ultimo anno di asilo e soprattutto nei primi anni delle elementari abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava senza tuttavia darci troppo peso. L’ultimo anno di asilo lo ha vissuto aspettando di poter iniziare la scuola rimanando poi deluso i primi mesi di questa perché il “passaggio dolce” dall’asilo alla scuola non lo soddisfava. Lui voleva di più. Ansioso di imparare, di scoprire cose nuove si è sempre trovato di fronte a dei freni didattici da parte della scuola. E così cominciava ad annoiarsi e la noia lo portava ad avere atteggiamenti di iperattività. Nel 2017 in seguito ad un articolo sul giornale proprio sull’iperattivita (ADHD), scritto da quello che ora è diventato il sovraintendente scolastico Vincenzo Gullotta, risposi con una lettera al giornale che riportai anche qui sul mio blog. Tutto era nato dal comportamento di Giacomo a scuola e dalla errata valutazione degli insegnanti che volevano facessimo un consulto psicologico per presunta sindrome da iperattività. A suo tempo, pur non avendo neppure la più pallida idea di cosa fosse la plusdotazione, sapevo che non poteva essere ADHD e mi rifiutai di sottoporre il piccolo ad esami. Intuizione che poi si è rivelata corretta. Decidemmo di cambiare scuola. Purtroppo tra le problematiche di un bambino plusdotato vi è la difficoltà nei rapporti sociali. Un bambino plusdotato a scuola si annoia. E’ costretto a dover mantenere l’attenzione per cose che non lo interessano, è costretto a rallentare il proprio passo rispetto a quello degli altri. Tutto ciò causa disagio e comportamenti apparentemente ancora più puerili ma che in realtà rappresentano una forma di difesa. Questo perché non è capito né dai suoi coetanei né dagli insegnanti. Provate voi, con le capacità della vostra età, a imparare qualcosa con le metodologie di una scuola primaria. Questa frustrazione induce comportamenti anomali come il disturbare continuamente volendo mettersi in mostra, perché lui sa che è un gradino più in alto degli altri o l’autolesionismo, perché pensa di essere sbagliato, di avere qualcosa che non va. E’ chiaro che con il tempo e l’incomprensione un bambino che si atteggia in questa maniera viene additato per qualsiasi cosa che succede nella classe. Veniva incolpato di cose anche quando era assente. Ma è una cosa anche comprensibile. Se non sai cosa c’è nella sua testa non capisci perché fa così e se da un lato dimostra una maturità maggiore a maggior ragione fatichi a capire perché si comporta come uno sciocco.

Sì perché un bambino plusdotato è un bambino difficile, a casa come a scuola. Ti porta allo sfinimento. Ha un modo di pensare e di agire che è tutto suo. Riporto tale e quale una definizione che calza a pennello con la mia situazione tratta da qui di Jeanne Siaud-Facchin, psicologa:

Vivere con un bambino plusdotato significa essere spesso destabilizzato dalle sue esigenze molteplici e incessanti.
Intollerante alla frustrazione, accetta male i limiti, mette sempre tutto in discussione, negozia il minimo compito, il plusdotato è un bambino difficile.
Sfinisce i genitori che sono spesso sommersi da questo bambino poco malleabile e con una sensibilità esacerbata.
Però questo bambino, dal pensiero senza limiti, testa in permanenza i limiti dell’altro per rassicurarsi e proteggersi da solo. Mettere dei limiti, anche severi, è una necessità vitale per il suo sviluppo e il solo mezzo di prevenire e di evitare la scalata estenuante e destrutturante dei conflitti permanenti.

Anche nello sport ci siamo resi conto che c’era qualcosa di particolare. Gli sport di gruppo non fanno per lui. Ha sempre preferito sport individuali, dove può agire a modo suo. Molto competitivo e amante del mettersi in mostra.

Cambiando scuola le cose sono inizialmente migliorate, forse per il gusto della novità, ma per poi precipitare nuovamente. In seguito a numerosi incontri con psicologhe e terapiste ci viene ventilata l’idea di una plusdotazione. Quella che per me prima era solo una caratteristica fisica alla Rocco Siffredi diventa una parola che comincia a far quadrare tutte le cose che non erano a posto. Una sorta di chiave di lettura di un codice fino a prima indecifrabile. Cominciamo a informarci, a leggere trovando completo riscontro con gli atteggiamenti e i com portamenti di Giacomo. Ma “leggere cose” sul web non serve a nulla così lo abbiamo dapprima fatto sottoporre ad un test di intelligenza WISC-IV. Il test è stata la prima conferma della plusdotazione. In seguito ci siamo rivolti, grazie all’aiuto della scuola, al LabTalento dell’Università di Pavia guidato dalla Dottoressa Maria Assunta Zanetti. L’unico centro in Italia specializzato in bambini plusdotati. E’ bene ricordare che la percentuale di bambini cosidetti gifted non raggiunge il 5% della popolazione. Dopo ulteriori test e colloqui anche loro hanno validato la diagnosi rafforzano e ampliando il quadro.

Ammetto che sono rimasto scettico fino all’ultimo ma il mio scetticismo è dovuto proprio dalla tipologia di comportamento di Giacomo, riconducibile alla plusodotazione ma ingannevole ad un “ignorante in materia” come me. Fino all’ultimo avevo sperato non fosse plusdotazione ma una fase della crescita. A volte, banalmente, si preferisce la normalità per paura di ciò che non si conosce.

Ed ora?

Ora speriamo di trovare con la scuola una forma di didattica alternativa che permetta a lui di sviluppare le sue capacità. Di fatto nell’ambiente scolastico pensato per i suoi coetanei lui si trova male e sfoga la sua frustrazione con comportamenti che sono difficilmente gestibili dagli insegnanti. Lui è diverso e sa di esserlo. Ma non è un genio, è comunque solo un bambino con un potenziale di sviluppo maggiore di altri. Soprattutto plusdotazione non significa essere nè meglio né peggio ma semplicemente avere bisogni speciali ed essere capiti in primis dai propri genitori e poi dalla scuola e dagli altri.

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3 commenti

  1. Per caso mi sono imbattuta nel suo articolo perché la sua storia è la mia storia… Solo che mi sono dovuta sentire dalle insegnanti che probabilmente ha bisogno addirittura di sostegno… La prego se mi legge mi contatti perché ho bisogno di consigli… Perché nn ne posso più la ringrazio anticipatamente…

  2. Ciao mi chiamo Emilia e vivo la vs stessa situazione. Da quando ho saputo del modo diverso di concepire il mondo e pensare di mia figlia mi sono messa in moto per portare l argomento plusdotazione nella mia regione, la Calabria.
    Ho organizzato il primo convegno sulla plusdotazione in Calabria, invitando a presiedere la professoressa Zanetti e l Associazione Farfalle di Verona della dottoressa Mecchi. Da quel momento non mi sono più fermata. Ho organizzato altri seminari e incontri con le scuole
    A giugno ho fondato insieme ad altri specialisti la prima associazione Calabrese che supporta e si occupa di bimbi APC e Plusdotati.
    Ti lascio il link del mio blog dove non solo informo sull’argomento ma anche scrivo la nostra quotidianita
    https://genitoriefigliplus.home.blog/

    Appena apriamo il sito della nostra associazione ti invio il link.
    L’associazione si chiama ArborEscIenza
    Un caro saluto
    Spero di vederti tra i lettori del mio blog
    Emilia

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