Se state leggendo queste righe vuol dire che siete sul mio sito web. Se siete qui avete per forza di cose letto e tacitamente accettato l’informativa sulla privacy relativa ai cookies.

Operazione che fate tutte le volte, e spesso più volte nel tempo, quando visitate un sito web.

Ma cosa succede nella pratica? Succede che il mio sito web lascia all’interno della memoria del programma con cui navigate in internet (Edge, Explorer, Firefox, Chrome, Safari, Opera, ecc.) un piccolo pezzo di codice univoco (chiamato amichevolmente cookie o biscottino) che vi identifica presso il mio sito web. Ma vi identifica anonimamente. Cioè io non so chi siete ma visitando il mio sito vi siete presi questo codice che permette di capire quando tornate. Nessuno, tantomeno me, è in grado di identificarvi in base a questo piccolo cookie.

Però serve perché se tornate a visitare il mio sito quest’ultimo non vi ripropone più l’informativa perché identificandovi sa che la avete già letta. Ovviamente ci sono più cookies per diversi motivi come quelli ad uso statistico.

Di fatto in questo momento sul vostro computer, tablet o smartphone un innocuo pezzo di codice dice che siete stati a visitare questo sito.

Per fare un esempio ipotizziamo che il mio sito ha lasciato sul vostro computer questo cookie che si chiama XYZ2020. Per ipotesi diciamo anche che non sappiamo che questo cookie viene dal mio sito (nel caso dei cookies veri non è così ma prendiamoci questa libertà per fare l’esempio).

Ora immaginate che il mio sito sia infettato da un pericoloso virus che danneggia i files del vostro computer.

A quel punto io me ne accorgo e chiudo il sito per manutenzione in modo che non infetti più nessuno.

Voi però nel frattempo siete stati infettati e non lo sapete.

Io allora avviso mediante un ipotetico centro di controllo che il mio sito che ha rilasciato il cookie XYZ2020 è stato infettato da un virus.

Il vostro computer periodicamente consulta il sito centro di controllo per sicurezza.

Il centro di controllo comunica al vostro computer che il cookie XYZ2020 appartiene ad un computer infettato. Il vostro computer controlla la lista dei cookies e verifica che il cookie XYZ2020 è presente.

Ora a questo punto voi sapete che siete stati in contatto con il cookie XYZ2020 ma non sapete che lo avete preso sul mio computer.

Ora che lo sapete andate a farvi un controllo antivirus.

Il tutto senza che nessuno sappia chi e dove ma solo cosa e quando. Ovvero non sapete che l’untore sono io né tantomeno dove mi trovo, ma sapete solo che vi siete beccati un virus nel giorno e ora X.

Capito ora come funzionerà l’App immuni?

Ovviamente ho semplificato parecchio ma il principio di funzionamento è lo stesso.

La App immuni non serve per tracciare i nostri spostamenti, difatti non usa il GPS.

La App immuni serve per memorizzare in maniera anonima e crittografata tutti gli utenti che hanno la stessa App installata che sono entrati in contatto tra loro.

Se noi, andando in giro, incontriamo altre 100 persone che usano l’App ed entriamo nel loro raggio d’azione del Bluetooth le rispettive App memorizzano questi incontri. Ma lo fanno anonimamente.

Io so che ho incontrato 100 utenti identificati da un codice criptato ma non so chi essi siano.

Questa lista di incontri non è neppure memorizzata su un server ma solo sul mio dispositivo.

Dal momento che uno di questi 100 utenti dovesse risultare positivo al Coronavirus le autorità sanitarie gli forniscono un codice per comunicare il proprio identificativo anonimo e criptato ad un server di controllo ministeriale.

La vostra App, così come quella degli altri utenti, controlla periodicamente il server ministeriale e scarica la lista dei codici delle persone (senza sapere chi esse siano).

Se risulta che vi è una corrispondenza ci avvisa e ci pemette di fare i controlli.

Ripeto: il tutto senza sapere, da parte di nessuno, chi e dove ma solo cosa e quando.

Sfatiamo anche il mito del GPS.

Gira un meme che vi chiede: usi Facebook? usi Twitter? usi Google? usi Tripadvisor ecc. ecc. con una lista di decine di social network che fanno uso della geolocalizzazione.

E’ una stupidata che non ha nulla a che fare e confonde solo le idee, sicuramente scritta da qualcuno in cerca di facili (e poco utili) consensi. Seppur in buona fede e con un nobile fine, condividere puntando su presupposti errati è controproducente.

Non si può neanche lontanamente fare questo paragone. Innanzitutto le altre app non obbligano ad usare il GPS e soprattutto non memorizzano informazioni sensibili sanitarie. Francamente a me che Tripadvisor sappia che mi piace la tagliata di manzo non importa molto, così come non mi importa che la Garmin sappia che ho fatto una passeggiata nel bosco.

Poi, ripeto, la App Immuni non userà il GPS perché ha un principio di funzionamento completamente diverso, per cui non è neanche lontanamente paragonabile alle altre App.

La App Immuni serve per darci una garanzia, ma perché questa garanzia funzioni è necessario, quando sarà disponibile, scaricarla, attivarla ed utilizzarla. Inutile magari scaricarla e lasciare il Bluetooth spento…perché non si sa mai. Non si sa mai cosa?

Purtroppo considerando la limitata comprensione tecnologica della maggior parte dei potenziali utenti, considerando l’atavica paura di essere controllati da un ipotetico grande fratello, la facile creduloneria di tanti e molti altri fattori, la App non servirà a niente perchè verrà usata da una percentuale troppo bassa di persone per essere efficace.

Il meme che ho citato sopra ne è la dimostrazione. Pur essendo finalizzato all’uso della App si basa su un principio completamente errato che è quello della geolocalizzazione che non c’è.

I soliti complottari metteranno poi in giro altri meme di facile presa di creduloni e affini che verranno poi condivisi infinite volte sui vari social & co.

Molti li condivideranno senza neanche capire se è vero perché “non si sa mai”, come succede per la totalità delle fake news.

Eppure l’App Immuni è una buona cosa, tutela la privacy nel modo più assoluto ed è fatta e pensata per garantire la sicurezza di tutti noi senza che si scateni una caccia all’untore.

Fosse per me la avrei fatta obbligatoria.

Vuoi circolare liberamente? Usa la App altrimenti rimani a casa e prosegui la quarantena fino a che non sarà finita l’emergenza.

Anche per quanto riguarda i negozi e qualsiasi altra attività che fa in crociare persone, potrebbe trovare una pratica applicazione. Un detector come quelli antitaccheggio potrebbe segnalare, al fine di impedirne l’accesso, chi non ha la App installata.

Ma purtroppo penso che non avrà successo anche se spero di sbagliarmi. Del resto basti vedere come i più intepretano male il banale uso della mascherina. Buona parte delle persone non la indossa, una altra parte lascia fuori il naso, ecc. ecc.

Figuriamoci una App.

Peccato perché, ripeto, l’App immuni è valida. A me piacerebbe sapere se durante le mie frequentazioni (supermarket, negozi, bar, ristoranti, ecc.) sono casualmente entrato in contatto con una persona che poi è risultata infetta.

Vedremo nei prossimi mesi come si svilupperà. Per chiudere con una battuta speriamo che la App Immuni diventi veramente virale.

N.B.

Per semplificazione ho usato termini e paragoni semplicistici e non sempre tecnicamente realisitici al 100%.

Per approfondire nel dettaglio le caratteristiche della App consiglio la lettura di questa guida.

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