L’adattamento della famosa commedia “Rumori fuori scena” di Michael Frayn fatto da Valerio Binasco e messo in scena dalla compagnia del teatro Stabile di Torino – Tetaro Nazionale si potrebbe recensire con sole 4 parole: “da morir dal ridere”.

Già questo basterebbe per passare 3 ore di puro divertimento e risate a crepapelle. Ridere fa bene, abbiamo bisogno ogni tanto di ridere con leggerezza e spensieratezza.

Ma questo spettacolo fa ridere con maestria ed intelligenza. I ritmi comici e narrativi sono stupefacenti. Lo spettacolo è un crescendo di comicità.

La storia è molto semplice. Come già visto nello spettacolo Elvira è la storia di una compagnia teatrale che mette in scena una commedia “Nothing on” Niente addosso. Il primo atto ci vede immersi nella preparazione della prima. Il regista è in mezzo al pubblico e la compagnia appare piuttosto malmessa e terribilmente in ritardo. Si delineano da subito le personalità dei vari interpreti/attori senza però ancora far trasparire troppo delle loro vicissitudini. La prima mezz’ora scorre leggera con qualche tocco di comicità. Piano piano però il livello di comicità si alza e raggiunge dei picchi molto elevati. Il British humor si fonde con il grottesco, con elementi fantozziani, con classiche gag viste e riviste ma che qui diventano vera arte del far ridere.

Quello che poi meraviglia è l’incredibile macchina narrativa con tempi che si incastrano alla perfezione come un congegno di un orologio. Un plauso enorme va agli attori capaci di reggere una storia complessa con una naturalezza che ha dell’incredibile.

Da subito si capisce che stiamo guardando solo un “lato della storia”. Ben 8 porte, una finestra e una scala rappresentano il separè viruale tra il mondo della messa in scena e il dietro alle quinte.

Il secondo atto vede infatti un capovolgimento della bellissima scenografia. Adesso ci troviamo dietro le quinte e viviamo quello che accade oltre le finte porte dell’ambientazione teatrale. Le gag e la comicità qui è al top, ma non solo. Si cominciano a delineare anche i risvolti delle trame amorose e sentimentali tra i vari personaggi della storia che nel primo atto si intuivano solo in parte. Dispetti, fraintendimenti, equivoci, il tutto all’insegna dello “the show must go on”.

Il ritmo è pazzesco e ripeto ancora il plauso ai bravissimi attori capaci di muoversi con incredibile maestria in un gioco di scatole cinesi che nel secondo atto diventa davvero complesso. Io stesso facevo fatica a seguire le varie parti dell’azione. Per aggiungere benzina sul fuoco mentre noi guardiamo il dietro le quinte, attraverso la finestra si intravede lo spettacolo che va avanti nel retro (che però è il davanti) rendendo questo secondo atto un vero capolavoro.

Terzo e ultimo atto. Se nel primo atto abbiamo visto la storia e nel secondo gustato quello che accade dietro le quinte con i vari problemi dei personaggi, nel terzo atto va in scena l’apoteosi del delirio.

Ci troviamo di nuovo dal lato del pubblico e la compagnia è ormai allo sbando. Dopo mesi di repliche i problemi di convivenza sentimentale dei personaggi sono esplosi e non vi è più modo di salvare il salvabile. Il vecchio adagio “the show must go on” non regge più. Si ride e ancora si ride ma questa volta è un riso amaro che ancora una volta fa riflettere sul ruolo dell’attore nella sua doppia veste.

In conclusione grande teatro, bravissimi tutti gli attori.

E poi ci sono loro, le sardine, no non quelle di oggi, delle vere sardine (di scena) che ci accompagnano grottescamente lungo tutto lo spettacolo.

Era davvero tanto tempo che non mi divertivo così tanto. Mi sono tuttavia meravigliato di aver letto delle recensioni ufficiali non troppo entusiastiche e di aver visto numerose persone lasciare la sala dopo il primo atto.

Forse la presenza delle sardine ha confuso alcuni spettatori facendo credere che fosse uno spettacolo politico?

Se non fosse anche solo per ridere a crepapelle, c’è molto dietro questa storia, basta saper guardare anche oltre il velo di ironia e no, le “sardine” quelle politiche, qui non c’entrano nulla.

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